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venerdì 28 novembre 2014

La Storia Dei Ramones e La Loro Maledizione: Tutte Le Morti

I Ramones furono fondati nei primi anni 70 a New York, furono indubbiamente tra le band Punk americane più importanti.
L’approccio musicale dei Ramones fu qualcosa di mai sentito prima: brani molto veloci, durata massima 3 minuti, testi che raccontavano di disagio giovanile, droga e la vita di chi sente escluso dai giri che contano. Dei disadattati/sfigati insomma e loro non hanno mai fatto nulla per non confermarsi tali.
Anche nella breve durata delle loro vite.
In un certo senso anticiparono il Punk inglese che poi scoppierà poco dopo(Sex Pistols, The Clash e compagnia).


LA FONDAZIONE DELLA BAND
I loro nomi originari erano: John Cummings (chitarra), Thomas Erderlyi (batteria), Douglas Glenn Colvin (basso) e Jeffrey Ross Hyman (voce).
Abbandonarono presto i loro cognomi originari per assumere, tutti, lo stesso cognome d’arte: Ramone.
Da qui The Ramones.
Il nome lo inventa Dee Dee, il bassista.
È un fan dei Beatles e scopre che, a inizio carriera, Paul McCartney si registra negli alberghi come Paul Ramon.
Da qui l’idea di chiamarsi Dee Dee Ramone.
Gli altri diventano Joey Ramone, Tommy Ramone, Johnny Ramone.
All’inizio della loro carriera si spacciano per fratelli, qualcuno ci crede, presto viene scoperta la verità.
Ma per sempre saranno i fratelli Ramones, i fratelli del Punk.
Generalmente, chi è alle prime armi inizia suonando reinterpretazioni di gruppi già famosi.
Ma le capacità tecniche dei Ramones erano talmente limitate da rendere impercorribile questa strada.
Suonarono dunque, sin dall'inizio, brani scritti da loro stessi ed adatti ai loro limiti, con testi spesso autobiografici, divertenti e privi di significati politici.


STILE DI VITA
Il rigetto del passato, la volontà di dar vita a qualcosa di nuovo, prese piega in loro: i Ramones introdussero un "anti-look" che, diventò a sua volta un originale look, composto da giubbotti di pelle, t-shirts aderenti, jeans strappati e scarpe da tennis, che sembrava, nel suo aspetto caricaturale, burlarsi di tutto e di tutti.
Ma la dissacrazione fu maggiore dal punto di vista strettamente musicale; con le parole di Tommy:
"Abbiamo trasportato il suono del rock in un mondo psicotico e lo abbiamo concentrato in una sottile linea di energia. Nell'epoca del Prog Rock , con le sue complessità e i suoi contrappunti, noi avevamo una prospettiva di non-musicalità e di intelligenza che prendeva il sopravvento sull'abilità musicale".
Si trattava, tuttavia, non tanto dell'irrisione della tecnica musicale (cosa che fecero invece i Sex Pistols), ma piuttosto del deliberato rifiuto di un certo tecnicismo che, nei primi anni 70, diventava fine a se stesso a discapito di quello che a volte non riesce con esso a conciliarsi: la ribelle spontaneità giovanile, l'immediatezza comunicativa, la volontà di divertire e divertirsi.
Le prime canzoni dei quattro erano caratterizzate da pochi accordi inquadrati in un "muro" di chitarra distorta, una sezione ritmica pulsante, pochissimi “abbellimenti”, e dalla voce avvolgente, davvero molto particolare, di Joey Ramone.
I testi delle canzoni, ai limiti del delirio verbale, mostravano il totale disimpegno come l'impegno costante della band nel rifiuto di quella serietà che si addice a un musicista: in una surreale atmosfera da cartoon, i Ramones cantavano di nevrosi giovanili e insanità mentali, del sole californiano, di mazze da baseball e sciocchi amori adolescenziali.
Il loro grido di battaglia era il demenziale “Hey, Ho, Let’s Go!”.
Invece il loro slogan era l’ancor più demenziale "Gabba Gabba Hey!".


DISCHI
Ramones, lo storico album d’esordio uscito nell’aprile 1976 e contenente pietre miliari come "Blitzkrieg Bop", "Beat On The brat","I Wanna Be Your Boyfriend" e “Judy Is a Punk”: in appena mezz'ora di durata, è un esordio fenomenale, che lascia senza parole pubblico e critica del tempo.
Sembra di trovarsi davanti ad una sorta di "anno zero" del rock, tale è la brillante essenzialità e l'irriverente semplicità del progetto: il pubblico dell'epoca, disorientato, si divide e i quattro sono visti come dei geni o come dei buffoni o, in alcuni casi, come entrambe le cose insieme.
Dopo Leave Home (1977), buon secondo album di transizione in cui spicca la dirompente "Oh Oh I Love Her So", Rocket To Russia (1977) completava una sorta di trilogia e rappresentava il magistrale consolidamento del loro sound: ciò che nell'album d'esordio poteva ancora sembrare quasi una burla, o una sorta di bizzarro esperimento, nell'anno "ufficiale" di nascita del punk diventava il verbo di un'autentica rivoluzione musicale, ormai matura in tutta la sua irriverente “immaturità”.
Da sottolineare che al Punk per come si sviluppò una volta approdato in Inghiliterra, i Ramones non appartennero mai del tutto e, in parte, quel movimento fu addirittura un freno alla loro carriera: in loro non c'era spazio alcuno per l'inquietudine autodistruttiva dei Sex Pistols o per l'impegno sociale dei Clash.
Basta sentire "Sheena Is a Punk Rocker": un brano energico, divertente, frizzante, funambolico e che davvero elegge i Ramones quali più genuini rock&rollers di quegli anni.
"Sheena" resta il brano più meritatamente celebre di Rocket To Russia ed è anche uno dei più rappresentativi e acclamati dell'intera lunga carriera della formazione.
Ma nell'album non mancano certo altre tracce memorabili: a cominciare dalla potente opening-track, la demenziale "Cretin Hop".
Nonostante i Ramones non abbiano mai scalato le classifiche, la rapida ascesa della band newyorkese è stata fondata soprattutto sui dirompenti e numerosissimi live (oltre 2000 concerti) che ne hanno scandito la carriera: come pochi altri, i Ramones furono infatti un gruppo che visse del contatto diretto con il proprio pubblico, sempre più numeroso e fedele.
Ne è testimone It's Alive, uno straordinario live album uscito nel 1979 che, sintetizzando la prima fase della band, mostra come la loro vitalità fosse ancora tutt'altro che sopita.
Con il quarto album, Road To Ruin (1978), che vede l'arrivo alla batteria Marc Bell, ribattezzato subito Marky Ramone, il gruppo avverte una certa maturazione: mediante alcuni pezzi più lenti e curati, sollevando le critiche di alcuni fans.
I due album che seguono, End Of The Century (1980) e Pleasant Dreams (1981), confermano il parziale mutamento di prospettiva in direzione “Pop”: "Do You Remember Rock 'n' roll Radio?" dal primo, "We Want The Airwaves", The KKK Took My Baby Away” e la dolce e struggente "7-11" dal secondo, sono comunque tra gli episodi più riusciti dell'intera carriera della band.
Nel corso degli anni '80, la formazione alterna momenti in cui accusa (anche all’interno dello stesso album) ripetitività e mancanza di inventiva, ad improvvisi e brillanti lampi compositivi: sto parlando di Too Tough To Die (1984), Animal Boy (1986) e Halfway To Sanity (1987).
Nel 1989 è la volta di Brain Drain, decimo album, in cui spicca la presenza di "Merry Christmas (I Don't Want To Fight Tonight)" e di "Pet Semetary", brano principale della colonna sonora dell'omonimo film ispirato al romanzo di Stephen King, da sempre grande fan della band newyorkese.
Il lavoro successivo, Mondo Bizarro (1992), nonostante lamenti la dipartita del bassista Dee Dee in favore del giovane C.J. Ramone, è in qualche modo una rivelazione inattesa per una formazione con ormai parecchi anni alle spalle: i Ramones appaiono quasi ringiovaniti, sembrano aver recuperato la propria forma migliore e aver trovato un buon equilibrio, nonostante i recenti contrasti interni.
Segue Acid Eaters (1993), cover-album del repertorio anni 60 (da Bob Dylan ai Jefferson Airplane sino ai Creedence e Who).
E' invece Adios Amigos (1995), l'album che annuncia lo scioglimento del gruppo, si apre con una cover il cui titolo non potrebbe essere più appropriato: "I Don't Wanna Grow Up" è l'ultima protesta del bambino interiore che non si rassegna, proprio no, a dover crescere ed affrontare la vita in modo serio e responsabile; è una rivendicazione della volontà di divertirsi senza pensieri, di giocare con la musica.
Quell’ultima volta è il 6 agosto 1996, a Los Angeles: l’ultimo live dei Ramones, cui prendono parte anche Eddie Vedder, Chris Cornell, Tim Armstrong e altri, pone fine ad una lunga carriera di successi, delusioni commerciali e grande passione.
Il live è testimoniato in We’re Outta Here! (1997).
Gli anni che seguono, purtroppo, sono forieri di eventi luttuosi che privano i fans di ogni speranza di rivedere il gruppo riformato.


I LUTTI E LA FINE DEI RAMONES
Il primo ad andarsene è stato Joey Ramone(l'eterno teenager), morto nel 2001 a 50 anni per un tumore linfatico.
Magro e altissimo, Joey nascondeva dietro quelle sue inseparabili lenti colorate una forma di daltonismo.
La sua non era mai stata una vita facile, eppure era diventato il leader di una band che esprimeva un vitalismo mai riscontrato nella musica rock.
Forse è per questo motivo che la musica dei Ramones contiene qualcosa di "terapeutico":
Nel 2002 è toccato a Dee Dee, collassato per un’overdose di eroina a 51 anni come il suo amico e collega Syd Vicious dei Sex Pistols.
Al contrario invece, Dee Dee, era molto più introverso e proprio di stereotipi(negativi) si era nutrito nella sua breve vita.
Appena pochi mesi prima della scomparsa di Dee Dee, i Ramones erano stati insigniti dell’ingresso nella Rock’n’roll Hall Of Fame.
Nel 2004 è la volta di Johnny che scompare, a 56 anni, per cancro alla prostata.
Era sempre stato il vero “duro” del gruppo (ex-marine) e, grazie alla sua determinazione e alla sua metodicità, era stato colui che aveva permesso alla formazione di sopravvivere per tanti anni.
Insieme a Joey, era stato l’unico membro sempre stabile.
Nel 1984, Johnny aveva rischiato la vita in un incidente: a questo episodio si riferiva il titolo di un album del gruppo uscito quell'anno, “Too Tough To Die”.
Infine l’11 luglio del 2014 se ne è andato anche Tommy, il primo batterista della band che compare nei primi tre album, poi rimasto dietro le quinte del gruppo, anche come produttore.
Tommy aveva 62 anni, è morto per un cancro alle vie biliari.
Ormai i membri fondatori del gruppo che ha in qualche modo inventato il Punk americano sono tutti morti.

giovedì 20 novembre 2014

La Storia Di Jimi Hendrix e La Sua Morte

Jimi Hendrix,  nacque nel 1942 a Seattle.
Morì in circostanze misteriose, a 27 anni, nel 1970.
È stato uno dei maggiori innovatori nell'ambito della chitarra elettrica: resosi precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del Rock attraverso un'inedita fusione di Blues, Psichedelia e Funky.
Due sue esibizioni, in particolare, sono entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey del 1967, in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti ad un pubblico allibito e la chiusura del festival di Woodstock del 1969, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l'inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico.

GLI INIZI
Il suo primo concerto risale al 1959, invece nel 1961 fu arrestato dalla polizia di Seattle perché trovato alla guida di due auto rubate: dopo alcuni giorni di detenzione finì in tribunale.
Per non scontare una pena detentiva fu costretto ad arruolarsi.
Ad ogni modo, la sua avventura nei ranghi militari durò molto poco: frustrato dalla rigidità dell'ambiente e intenzionato a dedicarsi alla musica, Jimi decise di porre fine al suo periodo sotto le armi facendosi visitare più volte dallo psicologo dell'esercito e dichiarandosi omosessuale.
Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo, firma un contratto e comincia a esibirsi con regolarità.
Hendrix conquista l'Europa col blues elettrico, dilaniato e lancinante dei singoli "Hey Joe" e "Purple Haze", cui fanno seguito un paio di tour, nel corso dei quali l'entourage del chitarrista alimenta l'immagine di Hendrix personaggio mefistofelico, dedito alle più estreme esperienze di droga e sesso.
Jimi sta al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che è diventato parte inestricabile del suo mito: la sua Fender Stratocaster è, di volta in volta, la proiezione del suo membro, oppure compagna di torridi amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti, strofinata contro l'asta del microfono o contro le casse alla ricerca del feedback più corrosivo.
Dopo svariate e sfortunate avventure nel suo paese natale, Hendrix, sotto la guida di Chandler, vola verso il Regno Unito, dove gli vengono affiancati due musicisti: il bassista Noel Redding (di recente scomparso) e il batterista Mitch Mitchell.
Nasce la Jimi Hendrix Experience.
E' proprio il 1967 l'anno del Festival di Monterey, dove un Hendrix semisconosciuto brucia e distrugge per la prima volta la sua chitarra, lasciando tutti allibiti, in primis gli altri chitarristi presenti al raduno.


I DISCHI
Le canzoni di Are You Experienced? hanno avuto un'importanza storica come poche altre.
Basti menzionare alcuni titoli: "Hey Joe", "Purple Haze", che inizia con una frase scandita su un intervallo di quarta aumentata (considerato in epoca medioevale niente di meno che l'intervallo del diavolo), prosegue con uno dei riff più celebri di sempre, accompagnato da una batteria marziale ed esplode con un giro tipicamente blues ma arricchito armonicamente dagli accordi usati da Hendrix, che vanno al di là delle semplici settime minori.
"Stone free", un'altra lezione di grinta e potenza, non si riconosce ormai quasi più l'origine del rock and roll, né si intravede la via pop intrapresa da altri gruppi,  "Fire", un brano a mille all'ora, decisamente anticipatore di molti sviluppi della musica rock, con la batteria che quasi duetta con il giro iniziale di chitarra, è un'altra pietra miliare.
Ma non sono solo fuoco e fiamme a caratterizzare questo album: "The Wind Cries Mary" è una dolcissima e malinconica ballata elettrica, come se ne vedranno molte in futuro, "May Be This Love" e, soprattutto, "Third Stone From The Sun", mettono in luce senza troppi complimenti la componente psichedelica di Hendrix.
E, ancora: "Manic Depression", con l'incipit su una scala cromatica inframezzata da una pausa e un tempo in 9/8, una sorta di valzer diabolico, presenta un assolo che lascia trasparire tutta la rabbia esplosiva di Hendrix, infine la celeberrima "Foxy Lady".
Come detto al Festival di Monterey(18 giugno 1967): al termine della sua estenuante esibizione (con una versione demoniaca di "Wild Thing"), dopo aver dato fuoco alla chitarra, Hendrix riceve l'ovazione del pubblico adorante.
La sua Fender, simbolo fallico, idolo sacrificale, immolata sull'altare del palco al termine dei suoi concerti, con tanto di roghi e distruzioni selvagge, diventa la più potente icona del rock.
Dopo l'uscita di Axis Bold As Love, disco più morbido con ballate come "Little Wing", "Bold As Love" e "Castles Made Of Sand", arriva il terzo album, il doppio Electric Ladyland, dove Hendrix approfondisce sua vena psichedelica e hard-rock, la stessa di "Purple Haze" e "Foxy Lady".
Il disco promette bene sin dalla copertina (censurata nella versione in cd): un insieme di foto, alcune delle quali riportavano dei seni nudi, e furono considerate pornografiche.
Si comincia con un brano che cita la musica di Broadway, "And the Gods Made Love", per proseguire con un po’ di blues cantato in falsetto ("Have You Ever Been").
Il lato B comincia con "Little Miss Strange", composta e cantata dal bassista del gruppo, Noel Redding, alla quale segue un’altra canzone con un ospite: "Long Hot Summer Night", dove Al Kooper suona magistralmente il piano.
Il lato C si apre con un colpo di tosse e "Rainy Day, Dream Away", una canzone dal testo leggero ("Giorno piovoso, sogna tutto il giorno"), la canzone ha una seconda parte in "Still Raining, Still Dreaming", sul lato D. Dopo "Rainy Day", Hendrix ci dà un’altra grande prova della sua abilità compositiva, con la canzone forse più bella di tutto il disco, "1983 (A Merman I Should Turn To Be)", uno psichedelicissimo Blues , che si allunga fino a diventare quasi impercettibilmente "Moon, Turn the Tides".
L’ultimo lato comprende le tre canzoni più celebri del disco: dopo "Still Raining, Still Dreaming", come già detto seconda parte di "Rainy Day", insieme agli stessi collaboratori, con un attacco al fulmicotone parte "House Burning Down", divenuta ormai celebre grazie al suo ritornello ("Look at the sky turn a hell fire red, somebody's house is burnin' down down, down down") e alla sua chiusura, con la chitarra di Hendrix a imitare il crollo della casa (un espediente timbrico che avrebbe poi usato a Woodstock per richiamare i bombardamenti in Vietnam durante la sua versione di "Star Spangled Banner").
Conclusasi questa, ecco un altro capolavoro: "All Along the Watchtower", la bellissima cover del pezzo di Bob Dylan. Il disco si chiude con uno dei pezzi più potenti e ad effetto di tutto il repertorio hendrixiano, un’altra testimonianza della sua vena hard-rock, "Voodoo Child (Slight Return)", con tre assoli intervallati da battute deliranti ("Mi ergo accanto a una montagna e la abbatto con il taglio della mano"), con un celeberrimo ritornello, "Cause I’m a Voodoo Child, Lord knows I’m a Voodoo Child".


TESTI
Insieme ai concerti al Fillmore East e a Woodstock, e al precedente Are You Experienced?, Electric Ladyland rappresenta l’apogeo della musica di Hendrix e un disco centrale nella storia del rock.
E' l'occasione anche per cogliere meglio il senso delle liriche di Hendrix, sempre inquiete ed equivoche, piene di riferimenti alla morte, alla religione, alla magia e al soprannaturale.

"I miei testi nascono spesso dai sogni che faccio Ad esempio 'Purple Haze' è la ricostruzione di quando ho sognato di camminare sott'acqua". 


IL DECLINO: CAMERE DEVASTATE ED ARRESTI
Già nel 1968, tuttavia, comincia il declino fisico, morale e artistico di Hendrix.
L'Experience inizia a sfaldarsi.
E lo stesso chitarrista sembra più dedito agli atteggiamenti provocatori che alla musica.
In Svezia devasta una camera d'albergo e finisce in manette.
L'anno dopo si separa da Chandler e viene arrestato altre due volte.
Quindi si trasferisce a New York, dove frequenta le "Black Panther".
Ma il palco è ancora il suo regno.
Ad agosto, trionfa a Woodstock con una versione dissacrante e sfregiata dell'inno americano ("Star Spangled Banner"), mimando con la chitarra i bombardamenti del Vietnam.
Ma Jimi comincia a sentirsi stritolare dalla macchina del successo di cui lui stesso è stato un docile ingranaggio.

"La gente piange se qualcuno muore, ma la persona morta non sta piangendo. Quando morirò voglio che la gente suoni la mia musica, perda il controllo e faccia tutto ciò che vuole". 


LA MORTE: 1970
Dopo aver formato il primo complesso rock di soli neri, la Band Of Gypsies, con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso, si esibisce nell'agosto 1970 all'Isola di Wight.
Un mese dopo, lo ritrovano morto a Londra, vittima di un'overdose di barbiturici.
Era il 18 settembre 1970.
Alle 11 e 45 circa, il corpo di James Hendrix giunge esanime al pronto soccorso dell'ospedale St.Mary Abbot's di Kensington.
Lì, dopo essere stato identificato dal road manager inglese Gerry Stickells, viene analizzato dal Dottor Seifert, medico legale, che ne dichiara ufficialmente la morte.
Sono le 12 e 45.
L'analisi successiva conferma il primo referto: il chitarrista americano è morto per soffocamento dopo aver ingurgitato il proprio vomito.
Il tutto a causa di un'intossicazione da barbiturici.


I DUBBI SULLA MORTE
A 35 anni di distanza, nonostante accurate indagini e diverse ricerche sull'argomento rimangono ancora alcuni punti da chiarire sulle ultime ore di Jimi e sulle circostanze che lo hanno portato alla morte.
Confuse e contraddittorie, ad esempio, sono le testimonianze di Monika Dannemann, ex pattinatrice dell'allora Germania Est e personaggio chiave dell'intera vicenda.
Monika, in quei giorni, era la fidanzatina di Hendrix: lo aveva convinto a tenere la sua camera presso l'elegante Cumberland Hotel di Kensington ma a trasferirsi nel suo appartamento presso il Samarkand Hotel di Notting Hill.
Nel giardino del quale, il pomeriggio del 17 settembre, la Dannemann scatta le ultime foto di Jimi che, sorridente, imbraccia una Stratocaster nera.
"Si tratta di una trentina di istantanee" ricorda Monika "Jimi le voleva utilizzare per la copertina del nuovo album".
Più o meno alle 15, i due escono.
Passano in banca a prelevare dei soldi, poi si dirigono al Kensington Market prima e al Chelsea Antique Market poi: Jimi ordina un paio di scarpe, compra un giacchino di pelle, delle camicie e qualche pantalone. Sembra che, a Kensington, Hendrix incontri Kathy Etchingham, sua storica ragazza.
E che la inviti, per le 20, al Cumberland.
"Gli ho detto che non potevo" ricorda la Etchingham "e me ne sto pentendo ancora adesso".
Sempre nel corso di quel pomeriggio, Jimi telefona al suo manager, il controverso Mike Jeffery.
Non lo trova.
Poi, mentre con Monika è a Chelsea, su King's Road incontra un'altra sua ex fidanzata, Devon Wilson, che lo invita a una festa.
Quindi Hendrix e la Dannemann guidano verso il Cumberland Hotel.
Bloccati dal traffico, nella zona del Marble Arch, vengono affiancati da una Mustang bianca.
Al volante c'è Phillip Harvey, figlio di un importante Lord del Parlamento inglese.
Harvey e le due amiche che sono con lui, invitano Jimi e Monika a prendere un tè.
Jimi accetta, ma dice che prima deve passare dal Cumberland a ritirare dei messaggi.
Quindi, con Monika, si reca a casa di Harvey.
Sono, più o meno, le 17 e 30.
I cinque ragazzi si accomodano nel salotto, fumano hashish, ascoltano musica e bevono il tè.
Nel corso della conversazione, bevono anche due bottiglie di vino rosso.
Intorno alle 22, Monika comincia a dare segni di nervosismo e fa pure una scenata di gelosia.
Così, Hendrix decide che è ora di salutare.
Alle 10 e 40 i due lasciano la casa al numero 4 di Clarkes Mews.


VARIE VERSIONI
Da qui in poi, ci sono parecchie versioni dei fatti.
Di sicuro Jimi si reca al party di Peter Cameron dove c'erano Devon Wilson e Angie Burdon, moglie di Eric, leader di The Animals e grande amico di Hendrix.
Lì, prende una certa quantità di amfetamine le cui tracce vengono poi riscontrate nell'esame tossicologico effettuato sul cadavere.
Poi torna da Monika che, nel tempo, rilascia testimonianze contraddittorie.
In tutte sostiene che Jimi ha preso dei tranquillanti per dormire.
E che il medicinale tedesco in questione (il Vesparax) era molto forte.
Pare che Jimi si sia somministrato una dose 9 volte maggiore!
E che la miscela di alcol, amfetamine e barbiturici abbia prodotto lo stato comatoso dal quale non s'è più risvegliato.
Secondo Monika, lei e Jimi hanno chiacchierato sino alle 7 del mattino prima di addormentarsi in due letti diversi.
Verso le 10 e 30 lei lo trova svenuto in una pozza di vomito.
Presa dal panico, telefona a Eric Burdon che le intima di chiamare un'ambulanza.
Qualcuno dice che anche i paramedici accorsi sul posto, vedendo un nero in stato comatoso, non abbiano fatto tutto quello che avrebbe potuto e dovuto.
Eric Burdon, uno dei pochi amici del chitarrista durante gli anni ha rilasciato diversa dichiarazioni tra loro discordanti, come la stessa Monika, che presente al momento del malore avrebbe potuto salvare la rock star.
Inoltre Eric afferma che la morte dell'amico per lui non fu una sorpresa.
Il mistero è grande, ma vi è un'altra rivelazione, quella del fonico James Wright, ove in un libro di memorie afferma che l'assassino di Jimi fu il suo manager Mike Jeffrey, beneficiario di una polizza vita da due milioni di dollari, sembra che il cantante volesse scindere il contratto, fu lo stesso Jaffrey a raccontare a Wright , davanti ad una bottiglia di whisky, la paura di finire in malora in seguito a questa decisione ed il piano che avrebbe attuato per ucciderlo.


IL SUICIDIO DI MONIKA DANNEMANN: 1996
Comunque distrutta dai sensi di colpa e travolta dalla pesante eredità spirituale, Monika Dannemann ha vissuto sino al 1996 dipingendo quadri con soggetto Hendrix nel ritiro della sua casa, nella campagna inglese di Seaford.
Dopo aver dilapidato un sacco di soldi in avvocati, ha perso anche l'ultima causa, nella primavera del 1996.
Pochi giorni dopo, si è suicidata con il gas di scarico della sua auto.
Erano le 9:00 del 5 aprile quando delle persone sento uno strano rumore, simile al rombo di un motore  e dal garage di un cottage esce del fumo, una nube scura e puzzolente, la gente spaventata avvisa una donna che a sua volta chiamerà la polizia.
Arrivati sul posto ed aperta la porta del garage, gli agenti si trovano di fronte ad una Mercedes-Benz che stà rombando, al tubo di scappamento è collegato un altro lungo tubo che sfocia nell'abitacolo, all'interno vi è una donna sulla cinquantina, si chiama Monica Dannemann ed è morta a causa del monossido di carbonio. La polizia del Sussex archivia la morte come suicidio, in realtà le basi ci sono tutte, visto che la donna era stata riconosciuta colpevole di oltraggio alla corte per aver violato un ordine britannico emesso in seguito alle false accuse fatte contro Kathy Etchingham.
Nella sua tomba finiscono anche gli ultimi misteri della morte di Jimi Hendrix.

La Storia Dei Venom e Il Satanismo

Newcastle Upon Tyne 1979.
E' in Inghilterra e in questa decade che si formano i Venom quando uno spazzino decide di mettere su una band con un gruppo di amici.
Loro sono Conrad “Cronos” Lant (voce e basso), Jeff “Mantas” Dunn (chitarra), Clive "Jesus Christ" Archer (voce) e Toni “Abbaddon” Bray (batteria), individui che danno vita ad una delle band più malate, pazze e anticonformiste di sempre.
C'era anche Alan Winston nel giro che avrebbe dovuto suonare il basso ma lasciò la band.

circa tre o quattro giorni prima del concerto sentì da un mio amico che Alan non avrebbe suonato e avrebbe abbandonato la band. Così mi recai allo studio e chiesi ad uno dei ragazzi di prestarmi un basso. 
Non avevamo tempo di reclutare un nuovo membro così dissi che avrei suonato le note base dei brani e dopo il concerto avremmo trovato un nuovo bassista

Inutile dire che questa band aveva poco da spartire con il filone inglese dell'epoca (NWOBHM).
Mantas e Abbadon presero ispirazione dalla “Bibbia del Satanismo” di Anton LaVey per i loro pseudonimi(nomi di demoni).
Conrad invece scelse Cronos, essendo nato sotto il segno del Capricorno, il quale è a sua volta governato dal pianeta Saturno di cui il Dio è Crono.

"volevo qualcosa che mi appartenesse,qualcosa che fosse importante solo per me,la data del mio compleanno,tutte quelle cazzate là. Penso che il Dio del tempo fosse adatto"

In seguito Clive Archer iniziò a dipingersi il volto, un’altra usanza poi molto usata in seguito in Norvegia. Dopo aver pubblicato il loro primo demo erano pronto il nuovo singolo “In League With Satan“.
In seguito i Venom ritornarono con una lineup a 3, infatti Clive Archer (Jesus Christ) decise spontaneamente di abbandonare la band.


SATANISMO ED OCCULTISMO
Come i Black Sabbath, i Venom si presentarono quale gruppo "a tema": occultismo, satanismo, morte ed altre bestialità.
I Venom ostentavano in continuazione la morte, ma lo facevano per esprimere contenuti riguardanti la vita.
Dal 1980 al 1983 i Venom furono, con i Motorhead, il gruppo più estremo della Terra.
Come per il guardaroba e gli accessori di scena (pugnali, cartucce, asce, bibbie da bruciare, catenacci) i Venom si scelsero nomi insulsi e ridicoli.
Come i testi e le varie coreografie e tutti gli altri espedienti puramente estrinseci nascondono contenuti riguardanti la vita di tutti, così questi nomi patetici e meschini presentano musicisti e compositori rivoluzionari e senza compromessi: la batteria di Abaddon era devastante, la chitarra di Mantas era potente, il leader Cronos, è poi una delle personalità più importanti di tutto il metal: sia nel basso omicida, sia nella voce possentemente roca con toni mefistofelici(anticipa, infine, di vari anni lo "Screaming" che poi prenderà piede in Norvegia qualche anno ma questa è un'altra storia).
Cronos è poi il primo cantante metal a non cantare, ma a urlare e spesso incomprensibilmente e, almeno in apparenza trascurando ogni tecnica: così da dare maggior risalto a stati estremi di panico, dissoluzione e dolore.
I Venom distruggono secoli di canzoni e melodie, secoli di mancata violenza.


DISCHI
Per i loro primi tre classici album il concetto di canzone, ovvero quello della sua qualità di composizione, viene in secondo piano: è l'esecuzione e i contenuti che emergono da tale esecuzione, a fare la rivoluzione e ad avere un'importanza immane.
Dal punto di vista della composizione, poche canzoni dei Venom meritano alti riconoscimenti, tuttavia i loro primi tre album devono essere considerati dei classici del rock tutto, rappresentando, non solo l'avvisaglia e in parte la prima attualizzazione dell'heavy-metal che verrà (Thrash, Death, Black), ma costituendo già esempi per le varianti di questo allora futuro genere rock.
Firmato un contratto per la Neat Records, i Venom sfornano “Welcome To Hell”.
Un opera in nero, un inno al diavolo,con un caprone intrappolato in un pentacolo per copertina questo monolite musicale fa da spartiacque con il resto delle produzioni metal prodotte sino ad allora.
Specialmente i testi di “Sons of Satan”, “Witching Hour” e “In League With Satan” contengono parole mai pronunciate in una canzone sino ad allora.
Ma nonostante ciò i Venom non erano Satanisti praticanti, lo stesso Cronos dichiara che gli unici suoi interessi nell’ambito occulto sono nel Neo-paganesimo e nel Wicca.

”Quello che facciamo è esplicitamente anticristiano, quello che cantiamo è l’opposto di quello che la chiesa dice.  Non stiamo realmente abbracciando il Satanismo, stiamo solamente scrivendo testi rock ‘n’roll anticristiani, testi che spaventerebbero solo gli ignoranti”

Geoff Barton, fondatore della rivista Kerrang!, descrisse l’album “Una bruttezza epica, un caos infernale e sicuramente l’album più pesante distribuito al pubblico!”.
 Ma sicuramente quello che distinse i Venom dal resto delle band estreme contemporanee fu sicuramente la loro produzione.
“Hanno una dinamica hi-fi pari ad una pizza vecchia di cinquant’anni!”.

Un anno dopo esce il loro secondo album “Black Metal”,una pietra miliare che ha dato il nome a un intero movimento musicale.
Caotico,infernale e velocissimo, “Black Metal” divise la critica.
C’erano molte persone che giudicavano i Venom come persone incapaci persino di accordare lo strumento.

” Sono sempre stato un fan dei Sex Pistols, adoravo Johnny Rotten e la sua musica spontanea e improvvisata, ed è per questo che non ci siamo mai preoccupati di essere perfettamente a tempo o intonati. Quando ero nello studio ho visto tante band lamentarsi del nostro sound. 
I Venom sono sentimento e impulsività, non voglio che qualcuno analizzi la mia musica, voglio che i ragazzini si gettino in ginocchio mimando una chitarra e dicano:”Si, questo pezzo è bellissimo!”.

Ma nonostante le critiche delle band riguardo al loro approccio poco ortodosso verso la music,i Venom cominciarono a diventare pian piano un’istituzione.
Nel 1984 esce ”At War With Satan” che la maggior parte dei fans considerano la chiusura della “trilogia dei Venom”.
Come per i predecenti album le critiche non si fecero attendere.

“Tutti si aspettavano un altro “Black Metal” o “Welcome to Hell”, altre dodici canzoni e io ho detto di no! Che vadano a fare in culo! I Venom non sanno suonare? Così comporre un brano di venti minuti era un’immenso dito medio per tutte quelle persone!”

Nel corso degli anni i Venom cambiarono spesso formazione, si ruppè quell’alchimia che fece nascere questi tre capolavori.
Nonostante ciò Cronos continuò a sfornare album.
Possessed uscì nel 1985, invece "Calm Before The Storm" nel 1987.

In "Possessed" si leggeva:
I am possessed by all that is evil (sono posseduto da tutto ciò che è male)
The death of your God, I demand... (io chiedo la morte del tuo Dio...)
And sit at lord Satan's left hand (e mi siederò alla sinistra del signore Satana)

Si noti che la "sinistra" non è scelta a caso.
Il cattivo ladrone stava alla sinistra di Cristo sul Golgota.
Inoltre i salvati, durante il Giudizio Universale, saranno alla destra del Giudice di Giustizia Infinita, mentre i dannati verranno posti alla sua sinistra.

Quando i Venom tornano sulle scene con questi due album, il mondo non è più lo stesso, dopo che loro stessi hanno contribuito a cambiarlo, generando il Thrash Metal(Slayer, Metallica, Megadeth, Testament, Anthrax e compagnia).
Con il flop di Calm Before The Storm la band si scioglie.
Tuttavia Mantas recluta Tony Dolan alla voce e riforma la band.
La fase di stallo(senza Cronos) si prolunga per decenni con i mediocrissimi Prime Evil (con il solo batterista a tenere la bandiera Venom) del 1989, Temples Of Ice del 1991 e The Waste Lands del 1992.
Dopo un paio d’anni circa, i Venom con il ritorno di Chronos pubblicano un nuovo album : “Cast in Stone” (1998) contenente vecchi successi e nuove canzoni, sino ad arrivare a Resurrection (2000).
Su Metal Black (2006) si segnalano l'opener "Antechrist" trascinante e devastante, come del resto anche "Burn In Hell", "House Of Pain" e "Rege Satanas", tutte canzoni spontanee, coinvolgenti e fluide.
Ma il resto della tracklist ha un piattume di fondo che non permette all'album di spiccare completamente il volo.
La colpa va fatta ricadere indubbiamente su quei brani che nelle migliori intenzioni dovrebbero proferire dolore e oscurità, ma che invece finiscono solo per annoiare risultando in fin dei conti dei semplici riempitivi.
Evidentemente il solito e profondo cambio di formazione ha rovinato tutto nuovamente, Cronos è sopravvissuto stavolta, e sarebbe sbagliato non sottolineare come ancora adesso la sua voce emana zolfo che è un piacere, ma un buon disco non è solo questo, è l'insieme di tanti fattori che qui spesso non riescono a convergere.
A qualche fan piacerà questo ritorno a sonorità antiche, anche grazie a una produzione sporca, profonda e potente, ma Metal Black non riesce nè a far tornare un passato che non c'è più, né a rinverdirlo.
In seguito la band produrrà "Hell" nel 2008 e "Fallen Angels" nel 2011, inutile dire che i capolavori immortali rimarranno i primi 3 della loro carriera.

Messaggi Subliminali Nella Musica Rock: Backmasking (Canzoni Al Contrario)

Non è una novità assoluta ma la leggenda vuole che dietro a certe canzoni Rock/Metal si celerebbero messaggi nascosti(subliminali).
Quindi ascoltando alcune canzoni al contrario ci si ritrovi con inni a Satana, inviti al suicidio o all’uso di droga.
Insomma il cosiddetto "Backmasking".


BEATLES
Probabilmente il quartetto di Liverpool detiene tra i tanti record anche quello di essere la band più coinvolta.
Tutto ha inizio il 9 novembre del 1966, data nella quale, secondo una leggenda metropolitana, Paul McCartney avrebbe perso la vita in un incidente stradale per essere sostituito da un sosia nei Fab Four. Nell’ottobre del 1969 un ascoltatore di una radio Detroit telefonò all’emittente per segnalare che, ascoltando al contrario l’incipit della canzone Revolution #9, contenuta nell’Album Bianco dei Beatles, si poteva udire la frase «turn me on, deadman» (eccitami, morto).
Un’altra ipotetica prova venne scovata qualche tempo dopo: vi fu, infatti, chi sostenne che facendo scorrere il nastro al contrario di I’m so Tired e Blackbird diventavano «Paul is a dead man. Miss him» (Paul è un uomo morto. Mi manca”).
A conferma comunque di una certa predisposizione a giocare con il backmasking, quando i tre superstiti del gruppo inglese arrangiarono e pubblicarono l’inedito di John Lennon Free As A Bird inserirono al termine della canzone un borbottio che ascoltato al contrario produce la frase «Hear that noise again. Guess who’s dead»(Senti di nuovo quel rumore. Indovina chi è morto).


PINK FLOYD
Nell'album The Wall dei Pink Floyd si può trovare un messaggio "nascosto" ascoltando al contrario nella traccia Empty Spaces.
Il messaggio dice:

-Congratulations. You have just discovered the secret message. Please send your answer to Old Pink, care of the Funny Farm, Chalfont
-Congratulazioni. Hai appena scoperto il messaggio segreto. Per piacere, invia la tua risposta al Vecchio Pink, presso la Funny Farm, a Chalfont

Il messaggio è un chiaro riferimento a Syd Barrett, fondatore ed ex-leader dei Pink Floyd, allontanato dal gruppo per problemi comportamentali causati principalmente dall'assunzione di droghe psicotrope.
Infatti, Funny Farm è un termine in slang inglese con il quale si indicano gli ospedali psichiatrici.


BLACK SABBATH
Tanti sarebbero i messaggi che si celerebbero dietro la band di Birmingham e i progetti solisti di Ozzy Osbourne.
In Sabbath Bloody Sabbath del 1974, le canzoni incriminate sarebbero Sabbra Cadabra e Spiral Architect.
Invece in Blizzard Of Ozz ci sarebbero messaggi segreti in Mr.Crowley e Suicide Solution.


LED ZEPPELIN, EAGLES, ROLLING STONES, JUDAS PRIEST, QUEEN, SLAYER
Il brano più famoso dei Led Zeppelin, Stairway To Heaven, celerebbe invece invocazioni a Satana.
In particolare il verso “There’s a feeling I get....” (C’è una sensazione che provo) diventerebbe «I’ve got to live for Satan» (Vivo per Satana).
I Rolling Stones invece sarebbero stati accusati per la canzone Tops, in cui "Or be sorry for the rest of your sweet loving life" diverrebbe "Yeah, I love you said the devil".
Nel 1985 il neoformato Parents Music Resource Center, associazione statunitense ideata con lo scopo di valutare i contenuti morali ed educativi della musica, accusò decine di gruppi tra cui proprio gli Zeppelin, i Judas Priest (Love Bites e Better By You, Better Than Me) e perfino gli Eagles(Hotel California) di diffondere messaggi satanici.
Dopo essere stati accusati di inneggiare il diavolo in un verso della loro canzone Eldorado i membri della Electric Light Orchestra inserirono ironicamente in un loro successivo brano un verso che suonato al contrario recitava: «The music is reversible but time is not. Turn back. Turn back. Turn back» (La musica è reversibile ma il tempo no. Gira al contrario, gira al contrario, gira al contrario).
Il ritornello di Another One Bites The Dust dei Queen ascoltato alla rovescia diventa «Start to smoke marijuana».
Gli Slayer invece in Hell Awaits nell'intro iniziale  si udirebbe "Join Us, Join Us" (unitevi a noi, unitevi a noi).

martedì 18 novembre 2014

La Storia Dei Death SS: Sfiga, Rituali, Morti

I Death SS sono una band italiana formatasi a Pesaro nel 1977.
La band si trasferì a Firenze dove divenne famosa nell'ambiente Metal underground.
Il fondatore della band fu il vocalist Steve Sylvester e il chitarrista e organista Paul Chain, a cui si uniscono in poco tempo il bassista Danny Hughes, un secondo chitarrista Claud Galley e il batterista Tommy Chaste.
Si tratta ovviamente di pseudonimi e nick.
Dalle iniziali del cantante derivano le due "S" contenute nel nome della band, che è un'abbreviazione di "In Death Of Steve Sylvester".
Secondo il patto iniziale, la band avrebbe avuto fine con la morte fisica di Steve Sylvester.
Secondo Chain invece, il nome prenderebbe origine dalla parola "Death" e da "SS"(usate in segno di provocazione in epoca Punk).

Steve Sylvester: "S.S. (il vampiro), simbolo del male, che assorbe ormai la linfa vitale di tutta l’umanità. 
Paul Chain è la morte, l’inesorabile complemento della nostra tediosa esistenza. 
Claud Galley è lo zombi: simbolo della rivalsa, dopo la morte, dell’uomo medio, ignorato durante la vita. 
Danny Hughes è la mummia: eterno esempio di un passato irripetibile, legato alle prime pratiche storiche di stregoneria.
Infine Tommy Chaste è il licantropo, che rappresenta la bestialità latente, celato nel profondo dell’essenza umana"


SATANISMO ED OCCULTISMO
Caratteristica peculiare della band è l'interesse verso il satanismo, l'occultismo e i temi horror.
I membri della band, infatti, rivestono ognuno il ruolo di un personaggio ispirato a storie del terrore (il vampiro, la morte, la mummia, l'uomo lupo e lo zombie), e tutte queste particolarità varranno al genere proposto dai Death SS l'appellativo di Horror Heavy Metal.

Steve Sylvester: "Noi adoriamo veramente i cimiteri, le vecchie case abbandonate, le chiese sconsacrate e luoghi similari, passiamo gran parte del nostro tempo libero alla ricerca di essi. Esercitano su di noi il fascino dell’antica tradizione del mistero, da cui spesso traiamo l’ispirazione per la nostra musica"

Steve Sylvester: "Boia, croci disseminate sul palco, donne nude che fuoriescono da bare, lancio di carne putrefatta, teschi e vermi sul pubblico, pioggia di vero sangue, evocazioni, etc. 
Suoniamo immersi in un autentico cimitero composto da croci, statue, bare, rampicanti. 
Si tratta di un vero e proprio rituale live"


LA MORTE DEL PRIMO DANNY HUGHES E I CAMBI DI LINEUP
La prima defezione è quella di Danny Hughes espulso a causa della sua dipendenza dalla droga (la quale lo porterà alla morte nel 1983) e sostituito con Gabriele Tommasini, che assume anch'egli lo pseudonimo di Danny Hughes per non rompere una sorta di "patto magico".
Nel 1979 anche Tommy Chaste abbandona il gruppo per problemi personali.
Come sostituto viene scelto Franco Caforio, che richiamando il nome d'arte del suo predecessore si fa chiamare Thomas Chaste.
L'anno successivo anche Caforio esce dalla band, essendo distante dall'ideologia alla base della musica del gruppo e viene sostituito da Thomas "Hand" Chaste (Andrea Vianelli).
La neonata formazione si fa subito notare per gli shockanti ed originali live-show.
Da un palco allestito con materiale trafugato da cimiteri (lapidi, teschi umani, corone funerarie, etc.), coinvolge nella scena il pubblico con lanci di sangue, carne putrefatta, vermi e ossa, mentre sul palco le performers della band mimano, completamente nude, complessi rituali di magia sessuale.
Dopo una serie di sfortunati eventi, la formazione si scioglie nel 1982.
Il chitarrista Paul Chain continua per un po' di tempo a portare avanti il nome della band con i soli Galley e Chaste e un altro cantante, Sanctis Ghoram (morto di cancro nel 2004), per poi intraprendere la carriera solista.


LO SCIOGLIMENTO
Dopo la pubblicazione di alcuni demo, il debutto discografico della band, prima dello scioglimento (verificatosi nel 1984), è previsto per il 1983 con l'EP Evil Metal, che però viene presto ritirato dalla pubblicazione quando ci si rende conto della presenza di imprevisti difetti di incisione nelle copie distribuite.
Dopo l'abbandono di Sylvester, Chain coontinua con una formazione tutta sua e nel 1987 viene pubblicato The Story Of Death SS 1977-1984, un album che raccoglie le canzoni della sua vecchia band e che, secondo le sue parole "voleva essere una commemorazione ad un gruppo avanguardistico per quegli anni".
La qualità delle registrazioni della compilation non è molto buona..
Dirà Chain: "i masters originali sono andati quasi tutti distrutti, non si sa come. 
Il disco è stato assemblato con delle registrazioni su cassetta dai masters originali. 
Anche i masters del 45 "Evil Metal" erano rovinati.
Non si è mai saputo il perchè. Io il master l'ho dato perfetto. 
Nemmeno i produttori riescono a capire cosa sia successo".


I DISCHI UFFICIALI
È dall'1988 che ha inizio la produzione discografica ufficiale, con l’album ...In Death Of Steve Sylvester, definito da parte della critica come un concept sul terrore.
Il disco porta alla realizzazione anche del secondo album, Black Mass, ritenuto il capolavoro della band, contenente classici come In The Darkness, Kings Of Evil, Horrible Eyes e la title-track(Black Mass).
E' con “Black Mass” che si capisce in pieno quello che è lo spirito del gruppo, una canzone strana, con parti assolutamente sconcertanti per quel che riguarda l'uso distorto e malsano della melodia, che trasporta l'ignaro ascoltatore nel bel mezzo di una messa nera, lasciandogli nel cervello la sensazione di aver partecipato realmente a qualche oscuro rito satanico e inculcando nel cervello una sensazione di disagio e angoscia.
Dopo il fallimento della Metal Master Records il gruppo firma un contratto con la Contempo Records per la realizzazione, nel 1991, dell'album Heavy Demons, stavolta, con una formazione tutta rinnovata(escluso Sylvester ovviamente).
Nel 1992 il gruppo realizza poi l'album live The Cursed Concert.
In seguito viene pubblicato Horror Music - The Best Of Death SS, doppio album con inediti, brani storici e vecchi singoli, il tutto ri-masterizzato e corredato da un libretto biografico a colori.
Nel 1997 i Death SS entrano negli Academy Studios inglesi, dove registrano l'album Do What Thou Wilt, una mistura di riff pesanti ed elementi gotici, arricchita da effetti horror campionati e voci femminili.
I testi sono una sorta di concept sull'opera magico-sessuale di Aleister Crowley, da sempre uno dei maggiori fulcri di ispirazione per la filosofia della band.
In Panic (2000), i Death SS ritornano a quel genere horror music, da loro stessi inventato, attingendo dalle atmosfere dei vecchi film e fumetti del terrore, miscelandole a riferimenti etnico-esoterici e moderna tecnologia "industriale".
Altro fiore all'occhiello del nuovo lavoro è la presenza del regista Alejandro Jodorowsky.
L'album, che è stato preceduto dal singolo Hi-Tech Jesus, insieme a versioni remix della title-track.
Il resto dell'anno è stato speso per la realizzazione di due nuovi singoli tratti da Panic, Lady Of Babylon e Let The Sabbath Begin, quest'ultimo presentato in doppia confezione digipak.
In seguito è la volta di Humanomalies, una sorta di concept sul mondo dei freaks.
Successivamente la band raggiunge nuovamente il producer Fab. Vzee Grossi a Los Angeles per dare gli ultimi ritocchi al nuovo album in studio, che viene intitolato The Seventh Seal.
Il nuovo CD, uscito nei primi mesi del 2006 per la Lucifer Rising/Self, rappresenta un ulteriore passo in avanti nell'evoluzione stilistica della band, dove le atmosfere orrorifiche degli esordi sono miscelate con le sonorità più dure e moderne delle ultime produzioni.
In questo senso The Seventh Seal rappresenta un ponte ideale tra il passato, il presente ed il futuro della band. Al suo interno è possibile ritrovare tutti gli stilemi musicali percorsi dal gruppo nel corso della sua trentennale carriera, dal brano di apertura Give 'em Hell alla conclusiva title-track che Clive Jones dei Black Widow al flauto e al sax.
Nel marzo 2008 i Death SS riappaiono dal vivo come headliners dell'Italian Gods Of Metal, festival con solo band italiane, in quello che potrebbe essere il loro show d'addio.
Steve Sylvester ha infatti dichiarato che la band, dopo un viaggio musicale durato trent'anni ed aver pubblicato tutti i sette "sigilli magici" di una sorta di patto da lui stipulato ad inizio carriera, si sarebbe presa un periodo di pausa a tempo indeterminato.
In realtà il 21 dicembre 2012 esce The Darkest Night, nuovo EP della band contenente il singolo omonimo, per il quale è stato realizzato anche un videoclip.
In seguito esce un secondo videoclip, l'inedito "Ogre's Lullaby".
Entrambi i brani faranno parte del nuovo album Resurrection la cui uscita venne fissata per il 6 giugno 2013.
La data è stata pianificata in modo da formare il numero 666: 6/6/2013: se si sommano le cifre del numero 2013 si ottiene un altro 6.


CONTROVERSIE, SATANISMO, OCCHIO DI VETRO, RITUALI, SFIGA E QUANT'ALTRO
Paul Chain: "Reclutavamo i musicisti non solo in base alle abilità tecniche ma anche, soprattutto, in base alla loro predisposizione verso l'occulto. 
Lentamente il legame con l'occulto diventò sempre più stretto, fino ad arrivare alla creazione di una setta dedita a "certi rituali e pratiche".
Non eravamo solo un gruppo musicale, eravamo molto di più; la ricerca delle lapidi, delle croci e dei giusti luoghi per le foto session, i riti svolti di notte nelle colline intorno a Pesaro, le frequenti visite ai cimiteri e alle chiese sconsacrate in cerca di ispirazione e materiale da usare poi sul palco.
L'occultismo è materia per pochi: non sei tu che devi/puoi addentrarti nell'occultismo, è l'occultismo che viene a chiamare te. 
Sono pochissime le persone che possono essere definite occultisti nel vero senso del temine. 
Queste persone, fin dalla più tenera età, sentono di avere un qualcosa non permesso agli altri.
Io fin da bambino sentivo delle voci che tracciavano il mio cammino e le mie azioni, sentivo delle presenze accanto a me atte a darmi il loro insegnamento invisibile agli occhi degli altri. 
E lo stesso accadeva a Steve, le nostre esperienze erano figlie di una profonda conoscenza della materia.
Facevo fatture, malocchi, evocazioni. 
Praticavo tutte queste cose ma nessuno me le ha insegnate. 
Nell'83 sono sceso dal palco altrimenti avrei fatto fuori la gente che era davanti. 
Quello è il mio problema, con i Death SS andavo troppo fuori di testa. Avevo una spada in mano e stavo per tagliare la testa ai ragazzi delle prime file, in quel momento ero posseduto non sapevo cosa facevo. 
Parecchie volte mi sono successe cose del genere. 
Mi sono anche bruciato una mano a Milano all'Odissea 2001 con un esplosione di "flashbombs".

Steve Sylvester: "in quel periodo eravamo completamente posseduti, a livello fisico, mentale ed emotivo. Una corsa senza freni verso il baratro, curiosi di toccare con mano il significato reale del male, scoprire di cosa fosse fatto davvero il Male"

Carlo Caminati(studioso di Satanismo): "Abbiamo avuto nella nostra zona, diversi anni fa, uno dei gruppi satanisti più malfamati d'Italia. 
Il gruppo veniva da Pesaro a profanare i cimiteri della periferia sud della Diocesi, oltre il confine con le Marche. 
I Death SS, usavano i reperti trafugati per le loro lugubri atmosfere. 
Così pure compivano riti magici con vittime animali nei loro show. 
La storia, di questo gruppo di persone, è quella di chi comincia con la musica a pasticciare, poi passa alla droga, fino a far diventare l'ideologia satanica una pratica di vita tale da arrivare all'uccisione di vittime, in questo caso, animali. 
Naturalmente sono stati inquisiti, alcuni sono anche stati arrestati e, per lo scandalo, si sono trasferiti a Firenze dove tuttora suonano cercando di non raccontare le loro vicissitudini giudiziarie".

Come detto la band si sciolse a metà dell’82 per motivi di ingestibilità extra-musicali, pare che Paul Chain perse un occhio a causa di un puntale maledetto.

Steve Sylvester: “Eravamo troppo coinvolti in pratiche "strane" ed avevamo perso il controllo della situazione. Qualcuno ci lasciò anche la pelle. Presi quindi la decisione di fermare il tutto..."

Paul riformò i Death SS, ma dopo pochi anni cambiò il nome della band in Violet Theatre.
Motivi che Sylvester spiega così:
“Quando Paul continuò a chiamare con quel nome la sua nuova band commise un grave errore.
I Death SS erano indissolubilmente legati alla mia persona da vincoli "sub-umani" e non potevano esistere con altri.
Probabilmente lui lo fece in buona fede ma io all'epoca non fui in grado di metterlo in guardia sui pericoli al quale sarebbe incorso perchè ero molto lontano sia fisicamente che mentalmente.
Lui e i suoi compagni di avventura dovettero pagare un prezzo molto alto, nel tempo, per questo fatto”.

Nel 1986 Paul Chain in ritorno da un concerto incorre in un tragico incidente stradale nel quale riporta serie conseguenze che lo costringono ad una lunga convalescenza.

Paul Chain: “Alla fine degli anni ottanta ho sofferto un brutto periodo di stress. 
Suonavo oltre che con il mio gruppo anche con i Boohoos eravamo tutte le sere in giro ero stanco. 
In quel periodo, poi, morì un mio amico Giuseppe Cardone, fotografo e artista, autore della copertina di "King Of The Dream ", con il quale, collaboravo sin dal 1981, incompreso anche lui. Poi, mi sono sposato con una mia fan, dopo tre mesi che la conoscevo. Mi è capitato di poter lavorare presso la Camera di Commercio, ho accettato, anche come sorta di sfida, per dimostrare che potevo fare il musicista, avere la mia identità, senza rubare niente a nessuno. Però sono stati otto anni d'inferno. Ho mollato tutto e ho investito tutti i soldi per lo studio e per mantenere mia moglie, dalla quale poi mi sono divorziato.”

"Lo studio lo vedo come un piano stellare, cosmico, per me il mixer è un piano cosmico, le operazioni che faccio con il mixer sono spirituali, sono legate al cielo. 
Passare la tua vita a guardare il cielo è capire. 
Io non ho mai voluto imparare a suonare, non ho mai studiato. 
Non imparo quando suono. 
La mente è troppo impegnata, la mente impara nelle pause, quando non suoni. 
Quando non suoni impari e quando suoni è come se tu ti fermassi, capisci. 
Molti mi chiedono "ma quanto hai studiato per imparare a suonare così?» lo non ho mai studiato. 
Io do la mia interpretazione alle cose, per questo mi piace sperimentare, provare a suonare tutti gli strumenti.
Andavo sempre in chiesa a suonare l'organo al tramonto, quando pioveva. 
Mi cacciavano sempre fuori, ero il terrore delle chiese di Pesaro. 
Ho composto un sacco di musica medievale, senza aver mai sentito altri autori di quel genere. 
Ho cominciato a suonare le tastiere che avevo sei anni". 


IL CASO DELLE BESTIE DI SATANA
Preciso che i misfatti non sono connessi direttamente ai Death SS(che non c'entrano nulla però come spesso accade per giustificare certe efferatezze se la si prende con la musica Metal).
Il padre di Fabio Tollis, uno dei ragazzi uccisi dalle Bestie di Satana, affermò che i ragazzi delle "bestie" insieme a suo figlio erano assidui frequentatori dei concerti di questa band, i Death SS: con questo, non volle accusarli ma far notare la pericolosità dell'esaltazione del potere del male.
Nei testi delle loro "canzoni " vengono descritte consacrazioni a satana, messe nere e sacrifici rituali.
In un loro disco, “Black Mass”, viene descritto nei minimi particolari un rituale satanico celebrato alle undici di sera in una chiesa sconsacrata.
La canzone che dà il titolo all’album dice: “La gola del bambino sarà tagliata, sopra il corpo di una strega. Mischia il suo sangue con il suo seme ed unisciti all’Esercito Nero” .

Testimonianza di una ragazza(fidanzata di un ragazzo che conosceva i Death SS):
"Ho conosciuto i Death SS fin dalle loro prime formazioni, ero la fidanzata di un chitarrista molto conosciuto in Emilia Romagna che spesso prestava la sua sala di registrazione ai musicisti dei Death SS. 
Oltre a Stefano Silvestri (Steve Sylvester), c'era anche il fondatore della band, Paolo Catena (Paul Chain). 
Il mio fidanzato, dopo averli frequentati per parecchi mesi, divenne violento e ossessionato dall'occultismo. Poi mi chiedeva perdono, mi diceva che quei rituali aiutavano ad essere più efficienti e più ispirati sul palco, che non c'era nulla di male. 
Tentò di coinvolgere anche me spesso con la forza.
Questo fu il motivo che mi portò, solo dopo enormi sofferenze, a staccarmi definitivamente da lui e da quell'ambiente distruttivo. 
Ho cambiato città, ho cambiato tutto, per far perdere le mie tracce, altro non potevo fare. 
Il mio rifiuto di partecipare a "certi rituali " era considerato un tradimento imperdonabile dal mio stesso ex che cominciò a minacciarmi.
Per allestire le loro messe in scena sul palco, rubavano ossa nei cimiteri, dove spesso facevano vandalismi di ogni tipo. 
Prima di esibirsi nei concerti, facevano rituali di magia nera, la droga girava sempre, sacrificavano animali, ho visto che gettavano sangue di un gallo (sgozzato poco prima in un rituale) sui fans sotto il palco e con cui si cospargevano anche i loro abiti e corpi . 
Paul Chain una sera aveva in mano una spada sul palco, tipo quelle che si usano nei rituali, era un concerto a Certaldo: spaccò tutto, si gettò sulla gente, in preda al delirio. 
Ebbi paura, sembrava volesse sgozzare qualcuno del pubblico. 
E' stato terribile, eppure nessuno fece niente per fermarlo, i fans erano in delirio pure loro, alla fine crollò per terra. 
Ora Paul si è tolto dalla band dice che si è liberato dalle pratiche occulte perchè gli avevano rovinato la vita ma so che ai tempi in cui il mio ex li frequentava, il satanismo non era solo finzione per loro. 
Ognuno può credere in ciò che vuole ma spesso certi culti legati al satanismo possono essere altamente distruttivi, basti pensare ai recenti casi di suicidio/omicidio sempre più in aumento in Italia.
Steve ha anche ammesso di fare parte dell'ORDO TEMPLI ORIENTIS " (la famosa loggia occultista inglese in cui Crowley era il membro più autorevole e che ha diverse sedi anche in Italia).
"Raccontavano che, il giorno della morte di Giovanni Paolo Primo (Papa Luciani), Paolo e Steve stavano facendo un rito e dopo la morte del Santo Padre gli spiriti infernali si sono scatenati pieni di eccitazione in un sabba frenetico per festeggiare l’evento, considerato come una vera e propria vittoria del male sul bene, ma nè Paolo nè Steve sapevano il motivo di tanta infernale euforia, l’hanno scoperto solo in seguito. 
So che hanno riportato alcuni di questi fatti in una loro autobiografia del gruppo.
Paul Chain ha un occhio di vetro, diceva di aver perso un occhio durante una seduta spiritica a cui tutti i membri della band regolarmente partecipavano: un puntale si era come animato e si è conficcato nel suo occhio. 
Diceva di essere in grado di fare fatture, evocazioni e maledizioni .
Il gruppo musicale Death SS nacque in seguito alle evocazioni di entità in un rito: un progetto che andava al di là della semplice proposta musicale.
I Death SS hanno una sempre professata passione per il satanismo, in particolare per Aleister Crowley, padre del satanismo moderno, cui il gruppo ha dedicato un intero album.
Steve fece una sorta di patto magico con tutti i membri della prima formazione.
Poco tempo dopo iniziarono i primi dissapori e quando il primo Danny Hughes decise di andarsene dal gruppo, scomparve letteralmente nel nulla...tuttora oggi la polizia lo cerca come persona dispersa.
Anche agli altri accaddero "strani fatti"...morti improvvise".


QUAL E' LA VERITA? PORTANO SFIGA?
La verità è che parliamo di una grande band che credeva in ciò che faceva però anche loro hanno cavalcato un po' l'onda costruendosi, di proposito, una certa fama(che poi negli anni recenti ha rinnegato).
Io li ascolto da anni(perchè sono tra le mie band preferite) ed ovviamente non mi è mai successo niente.

Chiudo con una dichiarazione di Steve Sylvester:
“Recentemente(2004) sono stato indirettamente coinvolto nei clamori susseguenti i fatti “satanici” del Varesotto, in quanto chiamato in causa su rotocalchi e talk-shows televisivi quale “esponente primario del Rock Satanico in Italia".
L’essere considerato uno degli ispiratori di simili fatti sicuramente non mi onora e da sempre mi trovo a dover in qualche modo difendere me stesso e la musica che amo da queste crociate prive di senso.
Non è certo la musica a spingere una mente malata verso il delitto e un assassino va giudicato e punito per tale a prescindere da cosa ascolta o da come si veste.
Posso solo ribadire per l’ennesima volta che i Death SS non sono dei “satanisti” e non promuovono il “satanismo”! 
Noi facciamo spettacolo ed intrattenimento e il nostro motto Crowleyano del “Fa ciò che vuoi” è un semplice invito ad essere sempre se stessi, basarsi sulla propria vera volontà senza dogmi ed imposizioni e crearsi una propria personale filosofia di vita che ci aiuti ad evolverci come individui, nel rispetto e nell’amore verso se stessi e verso gli altri! 
Ci vedi qualcosa di negativo in tutto questo? Come vedi non c’è alcuna relazione tra noi e i cosiddetti “satanisti fai da te” che troppo facilmente tendono a travisare una rappresentazione teatrale o uno stereotipo volutamente “trasgressivo” per un dogma da seguire".

giovedì 13 novembre 2014

La Storia Dei Bathory e La Morte Di Quorthon

Parlare di Tomas Borje Forsberg alias Quorthon non è semplice.
A parte quanto fatto con la sua band ovvero i Bathory e la sua data di nascita (il 17 febbraio del 1966) non si sa molto altro di lui, tanto è l'alone di mistero e di oscurità, da lui stesso alimentato, che lo avvolse.
Come detto della sua infanzia e della sua famiglia si conosce veramente poco e lo stesso nome di battesimo è a tutt'oggi motivo di controversia.
È noto come la stessa denominazione Ace Börje, nonostante pare che fosse uno pseudonimo.
È probabile che il suo nome all'anagrafe fosse Thomas, anche se durante la sua carriera rifiutò di essere chiamato così, replicando spesso che il suo nome era Runka Snorkråka, Pär Vers, Fjärt Bengrot, Folke Ostkuksgrissla o Fnoret, tutti pseudonimi da lui coniati e dal significato fortemente ironico.
In un'intervista del 1989 ha dichiarato che il significato dello pseudonimo Quorthon è più o meno “dark demon for a dark princess”.
Ben più importante è il fatto che questo personaggio fu il fondatore, colui che scrisse i testi e il polistrumentista di una delle più originali e influenti band che il metal abbia mai conosciuto: i Bathory.
La band viene fondata nel 1983, prendendo il nome dalla temibile contessa Elizabeth Bathory.
Quorthon nei primi anni assume, in sede di registrazione, batteristi anonimi e che per questo motivo la band non si esibisce live, contribuendo non poco ad accrescere il mistero che nella scena underground circolava attorno al suo progetto.
I Bathory è forse in assoluto la prima band a realizzare, concettualmente (tramite l'anticristianesimo ) e tecnicamente (con l'assenza assoluta di tecnicismo) il Black Metal come genere.
Del resto lo screaming(poi portato maggiormente alla ribalta dalle band norvegesi) lo si deve proprio a loro e agli inglesi Venom.


DISCHI
I primi due dischi, sono più che altro un Thrash depravato e oscuro, con tematiche sataniche e apocalittiche, qualcosa di talmente malvagio e inaudito, perfino in campo metal, da non essere nemmeno trasmesso.
E' invece solo con il terzo album che l'apporto rivoluzionario della band prende forma.
Ispirandosi a Venom e Slayer, ma spingendosi anche oltre, in termini di minimalismo ed estremismo sonoro, Bathory dà alle stampe il suo primo disco, Bathory appunto: ed è un disco violentissimo ed estremo per i tempi.
Questo primo lp rimane una pietra miliare di rozzezza e odio in musica.
Dopo solamente un anno Bathory ritorna con l'album The Return... nel complesso ci troviamo di fronte a uno dei migliori album Thrash di quegli anni.
Eppure sotto la coltre di bestemmie e di suoni impastati, è possibile cogliere, nei solchi di questo disco, addirittura delle melodie e dei riff orecchiabili, come nella Motorhead-iana "Bestial Lust".
Sebbene questo secondo lavoro non sia ancora il disco della maturità definitiva per Bathory, è un capitolo necessario per la formazione del suo stile e, questa volta, è dotato di una ben maggiore coerenza musicale, che lo rende un ulteriore passo verso il black-metal vero e proprio.
La tanto attesa svolta metal è finalmente raggiunta ben due anni dopo, con quello che a ragione è considerato uno degli album più importanti degli anni 80: Under The Sign Of The Black Mark.
Già dalla copertina è evidente che qualcosa è cambiato: un sinistro caprone.
Parallelamente, i suoni si fanno più pieni, distinti e taglienti, rispetto alla rozzezza degli esordi e la vena compositiva è in generale più creativa.
Solamente negli anni 90 e in Norvegia, si proseguirà quanto dettato da questo capolavoro.
L'intro "Nocturnal Obeisance"(01:28), altro non è che un capolavoro di suspence: fa gelare il sangue nelle vene e disorienta prima di "Massacre"(02:39).
"Woman Of Dark Desires"(04:06), dedicato alla contessa Bathory omaggia i Venom, "Call From The Grave"(04:53), claustrofobico come pochi altri brani sin dall'intro, "Equimanthorn"(03:42), dapprima solo un rantolo della chitarra nel buio, esplode e colpisce senza requie: ci troviamo di fronte a uno dei brani più estremi del disco, annichilente ancora oggi.
"Enter The Eternal Fire"(06:57) è una marcia sfiancante fra le tenebre e le fiamme dell'Orco, tanto era selvaggia e indemoniata la traccia precedente, quanto questa è straziante ed epica (grazie anche ai magistrali e sinistri suoni di sottofondo), simbolo dell'irresistibile e ipnotico fascino dell'abisso che rotea, riflesso dagli occhi di un dannato che altri non è che Quorthon stesso.
Se il disco Under The Sign Of the Black Mark Quorthon inventa tutto un nuovo modo di suonare e raggiunge la piena maturità musicale, bisognerà attendere i seguenti dischi per un'ideologia coerente.
Blood Fire Death del 1988 p diviso fra le asprezze Black della prima fase, ma corredato dai toni epici che via via si insinueranno sempre di più nel sound di Bathory.
L'intro non è un semplice brano d'atmosfera, di quelli che spesso si rivelano inutili nell'economia del disco: "Odens Ride Over Nordland" (3:00), oltre a richiamare la storica copertina, è davvero un pezzo evocativo come pochi, fra cori vichinghi (questo infatti è il primo, nuovo elemento introdotto dall'album, che caratterizzerà per sempre il suono di Bathory), rumore di zoccoli, il tutto senza mai eccedere, amministrato con raffinatezza; ed è questo il tratto caratteristico, dell'èpos di Bathory, mai pacchiano o ridondante, sempre calcolato, temperato dal minimalismo.
L'inizio acustico e atmosferico ci guida direttamente al secondo pezzo, "A Fine Day To Die" (8:36), dove finalmente ci si rende conto di quanto sia cambiato non tanto il modo di suonare di Bathory, ma ciò che è effettivamente suonato. Più che sulla velocità straziante dei precedenti album, questo conta, al fine di annichilire l'ascoltatore, sulla maestosa potenza wagneriana. Oltre otto minuti che non riescono ad annoiare, in quanto si basano su un crescendo che stimola un effetto di "pathos" bellico ineguagliabile, per calmarsi più volte in pause acustiche e ripartire più forte di prima.
La batteria che introduce il terzo pezzo "The Golden Walls Of Heaven" (5:23), è una delle più barbariche e affascinanti esperienze che la musica rock avesse sentito sino a quel momento; Quorthon che bercia sguaiatamente e le sfuriate chitarristiche, tutte anti-tecniche.
"Pace 'Till Death"(3:40), più simile al thrash sia nella forma che nei contenuti(l'esaltazione maniaca della velocità), potrebbe essere un pezzo di hard-rock modellato su tempi ipercinetici e cantato con una voce black-metal: anche qui lo sperimentalismo è dispensato a piene mani.
Il successivo "Holocaust" (3:26) è uno dei pezzi più legati al vecchio periodo della band, e, pur essendo irresistibile nel suo paradossale conto alla rovescia per la distruzione.
In "For All Those Who Died" (4:57), ancora una volta epicità e minimalismo si sprecano: il cantato di Quorthon è squarciante più che mai, eppure incredibilmente scorato nel pronunciare il titolo del pezzo, sino al macello perpetrato ai danni dell'ascoltatore attorno al quarto minuto di ascolto.
"Dies Irae" (5:12) si divide in due parti: la prima costituisce uno degli episodi più estremi del lavoro, la seconda è più cadenzata e perentoria, tutta volta a spianare la strada al brano successivo: "Blood Fire Death" (10:30).
Questo pezzo, oltre ad essere il punto di contatto ideale di ogni stilema del gruppo, di cui è probabilmente il capolavoro, rappresenta la "summa" dell'ideologia "quorthoniana" stessa.
Hammerheart (1990) è un disco che è ormai entrato nell'immaginario collettivo dei cultori del metal nordico perché, oltre a portare lo stendardo di alti valori simbolici, rappresenta, musicalmente, la determinante evoluzione del suono dei Bathory, una decisiva virata verso sonorità più cadenzate, epiche, dai toni più fieri e malinconici che perversi ed efferati.
Inoltre, ci troviamo di fronte a un concept-album, che narra della cristianizzazione dei popoli scandinavi, terminata solamente attorno al secolo XI, ma che, a quanto pare, non riuscì mai a estirpare del tutto dagli animi determinate credenze fortemente radicate nella cultura e nella vita quotidiana di quei popoli.
Con "Shores in Flames" si comprende immediatamente, dall'intro affidata alle onde del mare, in che misura siano cambiate le cose: innanzitutto le composizioni sono molto lunghe ed articolate rispetto ai deliri blasfemi dei primi dischi.
Infine, la voce di Quorthon vira verso una modalità di canto relativamente più "pulita" (relativamente perché dal bercio malefico dei dischi "black" si è passati all'urlo messianico del bardo delle terre del Nord), scarna tecnicamente, ma, come tutta la musica di Bathory, capace di trasmettere sensazioni davvero uniche. "Valhalla" è un altro monolite fatto su misura per un'invocazione su una scogliera o su una montagna, il confronto fra l'uomo e il divino, con lo scenario delle forze della Natura.
"Baptised In Fire And Ice", per quanto colossale e priva di compromessi, riesce a essere anthemica, forte di ritmiche battagliere e un chorus irresistibile.
"Song To Hall Up High" è invece una ballad-invocazione, che fuga ogni dubbio sulla sincerità della musica e dei testi di Quorthon, tale è la passione declamatoria che la contraddistingue.
"Home Of Once Brave" è un'ultima rievocazione, che si spegne lentamente nella tragedia della sconfitta, che appare chiara solo nella traccia seguente: "One Road To Asa Bay"(10:24).
E' divenuto giustamente il pezzo più celebre di Bathory, grazie anche all'ottimo video realizzato, ma soprattutto perché è un brano assolutamente irripetibile in termini di "pathos" e profondità, sia di musica che di testi.
E' inoltre il pezzo più sofferto e malinconico mai interpretato da Quorthon.
Twilight Of The Gods del 1991 porta a definitiva maturazione il percorso musicale dei Bathory: già dal titolo dell'album si intuiscono le influenze e i coraggiosi obiettivi che Quorthon si propone di realizzare: "Il Crepuscolo degli Dei" (il "Ragnarokkr" dell'escatologia scandinava) era infatti anche il terzo giorno dell'opera di Wagner, "L'anello del Nibelungo".
L'alto traguardo raggiunto da questo album è appunto quello di realizzare compiutamente il folk nordico con reminescenze derivate dalla musica classica.
Ne risulta un disco dai toni estremamente patetici e nostalgici, atmosfere evocative e tempi ulteriormente dilatati.
Ancora un filone molto sfruttato negli anni 90 e tutt'oggi, da band come Ulver, Vintersorg, Storm, talora con risultati ottimi, talaltra con esiti quantomeno risibili, risulta essere un prodotto di Bathory.
"Prologue/Twilight of the Gods/Epilogue" (14:02) è la mastodontica suite che apre l'album: la nostalgia con cui Quorthon si scaglia contro la stortura e la corruzione dei tempi moderni è uno specchio della musica, che parte da un arpeggio che si dipana lentamente fino a esplodere nell'acme vocale e nell'assolo chitarristico.
"Through Blood By Thunder" (6:15) è un tripudio di cori vichinghi la cui coralità riesce a fondere il tono dell'invocazione religiosa con quello guerresco.
 "Hammerheart", è il testamento spirituale (e reale, potremmo tristemente aggiungere) di Quorthon.
E' un vero e proprio inno, inteso nel senso di musica di un popolo, interpretata attraverso gli strumenti della classica (la melodia è una libera interpretazione del quarto movimento, "Jupiter" dei "Pianeti", del compositore Holst), un inno a quella "Nordland" a cui Quorthon ha dedicato il concept della seconda parte del suo itinerario musicale. Scandita da una delle sue migliori prove canore, porta la firma, nel finale, della chitarra elettrica, a collegare antico e moderno in una suprema atemporalità.
Dopo questa impressionante sequela, Quorthon è vittima di un notevole calo di ispirazione, non tanto a causa della mancanza di idee, quanto per la difficoltà di convogliare queste idee in uno stile che ormai non si addice più alla sua personalità e alle sue convinzioni.
Sforna di seguito due dischi di Thrash/Black che appaiono soltanto come un patetico riciclaggio: Requiem (1994) e Octagon (1995).
Nel 1996 esce il buon Blood On Ice, raccolta di splendidi brani inediti incisi negli ultimi anni 80 (quindi prima della svolta-Hammerheart) e ri-registrati.
Musicalmente l'album non è rivoluzionario, ma, al di là dell'alta qualità complessiva, è uno dei più importanti per comprendere l'evoluzione del sound di Bathory fra il 1988 e il 1990.
Nordland I (2002) e Nordland II (2003) sono il punto di arrivo del suono di Bathory: i pezzi sono lunghissimi, evocativi, nostalgici di un tempo ormai andato e in cui Quorthon decide di rifugiarsi artisticamente e mentalmente, ancora più che in passato, contro un mondo che sembra fare di tutto per disorientare e negare i pochi punti di riferimento a cui egli si aggrappa, le illusioni, dalla natura all'arte, in cui questo eterno sognatore si rifugia.


LA MORTE DI QUORTHON
La morte di Quorthon, giunge improvvisa, per un attacco di cuore, il 7 luglio del 2004(anche se in realtà secondo l'autopsia sarebbe morto qualche giorno prima) e sconvolge un'intera realtà musicale che tre anni prima aveva dato l'ultimo saluto al padre del Death (Chuck Schuldiner).
“Apprendere della morte di Quorthon è stato triste. Appena 39 anni…ricordo che i Bathory entusiasmarono Frost e me fin dall’inizio sono stati di fatto la prima band black metal che io abbia ascoltato, sarà stato l’86 o l’87. Da allora in poi sono sempre stato un grande fan di Quorthon, e la sua opera ha influenzato tutto ciò che ho fatto fino ad oggi.”

Poche le parole di Satyr Wongraven per la morte di Thomas Forsberg.
Poche come sono anche le cose da dire su chi ci lascia così giovane per un infarto.
Il Black Metal ha avuto sempre un rapporto strano con la morte, omaggiata in tutte le sue forme e fogge in ogni disco true evil che si rispetti: c’è chi ha fatto foto ai cadaveri dei propri amici morti, c’è chi è andato a dire in giro che questi amici si sono ammazzati per colpa della scena “che non è più true come una volta”. C’è chi ha detto di aver mangiato pezzi del cervello di questi amici e poi ci è rimasto per una triste storia di debiti e gelosie. C’è chi post mortem è stato coronato re e protettore di tutti i blacksters - chissà se non avrebbe preferito morire nel suo letto e risparmiarsi tanta gloria. C’è chi ha deciso di farla finita di propria volontà, e qui l’elenco sarebbe più lungo, ma sono poche le persone che se ne sono andate serenamente, in modo più o meno triste e assurdo, nel proprio letto.