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venerdì 26 settembre 2014

La Storia Di Stevie Ray Vaughan e La Sua Morte

Stevie Ray Vaughan era un bianco con la voce da nero.
L’unico a eseguire Jimi Hendrix di cui era e resta primo erede meglio dell’originale, come attestano le sue cover di Voodoo Child (Slight Return) e Little Wing.
Texano, tossicodipendente, alcolizzato: virtuoso, oltremodo.
Vaughan nasce il 3 ottobre del 1954 a Dallas, in Texas.


DISCHI E IL SUCCESSO
Il disco d’esordio, Texas Flood, lo incise nel 1983 in pochi giorni, presa diretta e zero soldi.
Lo aiutò Jackson Browne.
I primi a notarlo furono Mick Jagger e David Bowie: dissero che uno così non lo avevano mai sentito.
Dissero il vero.
Infatti la créme musicale lo vede esibirsi a Montreux nell’estate del 1982.


È un caso più unico che raro: una band senza contratto, ma Claude Nobs, il geniale patron svizzero che organizza il festival, ha capito che qui c’è qualcosa di unico
Anche Jackson Browne ha visto l’incendiario concerto estivo e mette a disposizione gratuitamente il suo studio a Los Angeles dove il travolgente Texas Flood viene partorito in poco tempo.
La ricetta, in studio e live, è deflagrante: boogie, shuffle, rock n’roll, lenti in maggiore e minore, scorribande strumentali virtuosistiche, escursioni jazzate e cover che omaggiano la storia del genere. Le mani enormi e fortissime di Vaughan non hanno limiti: suona scordato di mezzo tono come faceva Jimi e con un incordatura col Mi cantino da 0.13, praticamente un cavo d’acciaio, e lo piega fino a 4 semitoni.
È roba tosta, con un tono, un attacco e un sustain unici, aiutato da poca effettistica e da tantissimo feeling e da una conoscenza enciclopedica del repertorio e del vocabolario del blues.
Texas Flood ottiene un grande successo soprattutto grazie al singolo Pride And Joy, che entra nella classifica dei venti brani più venduti.
È la svolta: improvvisamente i concerti per il gruppo si moltiplicano, divenendo centinaia all'anno.
Il successo viene confermato e accresciuto con l'album successivo: Couldn't Stand The Weather, del 1984, che comprende una delle più celebri esecuzioni di Stevie Ray Vaughan: la cover del brano Voodoo Child (Slight Return) di Jimi Hendrix.
Il texano col cappellaccio, vestito con kimono sgargianti, era inviso a molti che lo vedevano come una specie di pagliaccio.
Il motivo è il solito in cui cascano più o meno tutti i rockers: se uno ha successo, allora significa che ha accettato compromessi o s’è venduto.
Invece per gli USA, dove non si fan troppe seghe mentali e il blues lo conoscono eccome, il chitarrista ha rappresentato un fenomeno clamoroso e, praticamente da solo, ha fatto rinascere un genere.
Aveva l’immagine, certo (e MTV se n’era resa conto), ma sapeva anche suonare.
Un’intera generazione ha ripreso in mano la chitarra, ispirata da quel tizio scatenato, e ascoltando i suoi dischi ha scoperto gente come Albert e Freddie King, Buddy Guy, Otis Rush o semplicemente Jimi Hendrix: tutti progenitori del Little Brother Stevie.
Tutti con carriere rivitalizzate e tranquille vecchiaie assicurate dal risorgere della loro musica d’elezione.
Nel 1985 esce Soul To Soul sicuramente con un suono più rock rispetto al passato.


I PROBLEMI DI DROGA ED ALCOOL
Arrivano il successo, i piazzamenti nella classifica di Billboard e dai saloon si passa alle arene in pochissimo tempo.
Aumenta anche il consumo di droga e alcool.
Fino al collasso per consunzione prima di salire su un palco tedesco nel 1986 e il ricovero, la disintossicazione e la rinascita.
Nel 1987 a Toronto, studi Tv CBS.
Accanto a Vaughan c’è un 21enne.
Suona da seduto.
È sconosciuto al mondo, non a Toronto: lì è nato e per quello lo hanno chiamato.
Cieco dall’età di un anno, per un retinoblastoma che lo ucciderà il 2 marzo 2008.
Si chiama Jeff Healey e ha inventato una tecnica chitarristica inspiegabile.
Talento puro.
Vaughan attacca Look At Little Sister.
Capelli lunghi, viso gonfio, gengive infinite e cappellaccio con penna.
Healey lo segue, poi si alza e dà sfogo all’assolo. Due anni dopo, 1989, esce In Step che è un album bello, moderno e classico allo stesso tempo, dove il blues si sposa col funky e col rock.
Rilancia il profilo del chitarrista: nuovi concerti e ritrovati status artistico e salute, combattendo giorno per giorno, passo dopo passo, la battaglia contro l’alcool.


LA MORTE
Finché dopo una jam con Eric Clapton, tra le montagne di East Troy, in Wisconsin, il 27 agosto 1990, precipita con l'elicottero morendo a soli 36 anni.
Nella nebbia, tra gli amici increduli.
Come dichiarato in seguito dallo stesso Clapton, Vaughan, stanco per il concerto, chiede di prendere il posto di Clapton e partire per primo.
Poco dopo il decollo però il velivolo si schianta contro una collina a causa della fitta nebbia e della poca esperienza del pilota in simili condizioni atmosferiche.
Nell'impatto oltre allo stesso Stevie Ray Vaughan muoiono il pilota Jeff Brown e i membri dello staff di Eric Clapton Bobby Brooks, Nigel Browne e Colin Smythee.
Nessuno si accorge dell'incidente fino alla mattina seguente, quando l'elicottero non giunge a destinazione.
Stevie Ray Vaughan viene sepolto il 31 agosto 1990 al Laurel Land Memorial Park di Dallas, accanto al padre, morto quattro anni prima nello stesso giorno del figlio.
Postumo esce l’album Family Style, realizzato col fratello Jimmie sotto il geniale sguardo paterno di Nile Rodgers.
E va altissimo in classifica, vince un Grammy e sbanca, perché quando sei morto tutti ti vogliono bene e vogliono ascoltarti ancora una volta e piangerti e perché il singolo Tick Tock sembra prodotto apposta per far divampare l’incendio emozionale.
In seguito nel 1991 uscirà The Sky Is Crying.

La Storia Di Elvis Presley: è Morto o è Ancora Vivo?

L'8 gennaio del 1935 nella minuscola abitazione di Old Santillo Road a Tupelo (Mississippi) la travagliata gravidanza di Gladys Presley s'era conclusa con un altrettanto difficile parto: qualche ora dopo Garon, nato già senza vita, era venuto alla luce Elvis.
Elvis Presley.
Fu un'infanzia povera, sofferta.
A sei anni il piccolo spasimava per una bicicletta, ma costava troppo.
La madre, in compenso, gli comperò in un negozio dell'usato una chitarra per 12 dollari e 95 centesimi.
A tredici anni si trasferì con tutta la famiglia a Memphis (Tennessee).
Ormai appassionatosi alla musica, si mise a frequentare la zona di Beale Street, il centro vitale della "cultura nera" della città, dove s'incontravano e si esibivano i bluesmen di colore, cominciando a imitarli nel modo di cantare e nell'abbigliamento stravagante.
Nessuno in quel momento avrebbe puntato un centesimo sull'avvenire di quel ragazzotto che ostentava un enorme ciuffo sulla fronte e s'era messo a fare il camionista vestendo in quel modo.
Elvis aveva preso a cantare il suo "rock nero" impugnando la bandiera dell'anticonformismo, percuotendo le corde della chitarra con tale veemenza da farle saltare, accompagnando i suoi ritmi frenetici con tutto il corpo.


IL CONTRATTO E I PRIMI SUCCESSI
Sam Phillips ascoltato il disco che Elvis aveva inciso sborsando 4 dollari in un sottoscala, capì di aver finalmente trovato la gallina dalle uova d'oro.
Fu il primo contratto di Elvis.
I successi non tardarono a venire: That’s All Right Mama, Good Rockin' Tonight, Milkcow Blues Boogie, Baby Let's Play the House, Mistery train, e i primi posti nelle classifiche per mesi.
Il 3 aprile del 1956 Elvis prese parte ad uno degli spettacoli TV più seguiti, il "Milton Berle Show": 40 milioni di spettatori assistettero entusiasti alle sue esibizioni.
Nel mese di maggio il nuovo singolo Hearthbreak Hotel superò il milione di copie vendute.



All'apice del successo, il cantante rock avrebbe venduto complessivamente non meno di 500 milioni di dischi guadagnando, nei soli primi due anni, milioni di dollari.
Il cinema non mancò di occuparsi del nuovo fenomeno. Il primo di 33 film (1956) trascinò al successo definitivo l'omonima canzone Love me tender.
"Elvis The Pelvis" come lo chiamavano per i piroettanti movimenti del bacino che accompagnavano le sue esibizioni, sembrava ormai un mito intramontabile.
Fans invasati si assiepavano sotto il palco, ragazzine in delirio lanciavano gridolini isterici (e qualche indumento intimo) verso di lui, chiedendogli alla fine dell'esibizione di fracassare la chitarra e di sdraiarsi sul palcoscenico.
All'uscita del teatro la polizia riusciva a stento, con le guardie del corpo, a garantirne l'incolumità, mentre egli cercava di guadagnare la strada verso "Graceland".
Elvis aveva acquistato qualche tempo prima una chiesetta sconsacrata che sorgeva a Whitehaven, tre chilometri da Memphis, un edificio in stile coloniale circondato da un vasto parco: per l'appunto, Graceland.
In breve tempo e per qualche milione di dollari un nugolo di architetti l'aveva trasformata in una residenza sfarzosa: una reggia di ventitre stanze ornata da false colonne e da orribili fregi, con un arredamento chiassoso e pacchiano.
Elvis era sempre più preoccupato per la madre, afflitta da una profonda depressione per l'assillante attenzione di cui era divenuta oggetto per via del figlio, al quale era legata da un affetto patologico, e per la sua lontananza.
L'alcool in cui aveva cercato rifugio le stava ora devastando il corpo e la mente.


LA MORTE DELLA MADRE, L'AMORE E GLI PSICOFARMACI
Quando poco dopo Gladys morì, per Elvis fu un colpo tremendo.
Legato com'era anch'egli alla madre da un affetto "edipico", si sentì immediatamente privato dell'amore al quale aveva fatto quasi totale riferimento tutta la vita.
Ebbe appena il tempo di rientrare in caserma, che il suo reparto fu trasferito a Brema, nella Germania Occidentale.
Non bastò, a sollevarlo, il delirio dei giovani che l'acclamavano.
Cominciò a mangiare senza freno, per compensare l'ansia, una quantità enorme di cibo-spazzatura, che poi continuerà a divorare per tutta la vita: hamburger, cipolle fritte, sottaceti, bacon, burro di arachidi.
Le "merendine" preconfezionate mesi prima dall'industria alimentare erano la sua passione e ne teneva una scorta nel frigorifero della stanza da letto per poterle mangiare anche di notte.
La Coca-Cola la beveva da enormi bicchieri ricolmi di ghiaccio tritato, che sgranocchiava rumorosamente sotto i denti.
Ora era intervenuto anche il diabete, che gli accentuava la fame e continuava a farlo ingrassare.
E già da qualche tempo si era rivolto agli psicofarmaci...
L'aspetto e il comportamento cominciarono a mutare.
Un giorno Elvis incontrò una ragazzina quattordicenne, Priscilla Beaulieu, figlia di un capitano dell'aviazione statunitense aggregato alle forze della NATO stanziate in Germania.
Fu il classico colpo di fulmine.
Ma ebbe con lei un legame "innocente, puro", quasi tra padre e figlia, che sarebbe continuato per circa dieci anni, sino al 1° maggio del 1967, quando finalmente la sposò.
Priscilla confermerà nel suo diario che sino a quel fatidico giorno il fidanzato non tentò mai nei suoi confronti alcun approccio sessuale, e che si giustificava di questo con il desiderio di volerla "cogliere vergine".
"Avrei presto scoperto che il vero grande amore di Elvis era la sua defunta mamma... La nostra prima notte di nozze, a letto, senza che avessimo ancora fatto l'amore, mi disse triste e sconsolato: vorrei tanto che la mamma fosse qui con noi..."
Per quanti sforzi facessero gli impresari, Elvis non era ormai più quello di prima.
Chi ora si aspettava il suo rock scatenato di Shake, rattle and roll riceveva canzoni sdolcinate.
Chi ancora sperava di veder saltare qualche corda dalla sua chitarra rimaneva deluso; il ragazzone bolso e dallo sguardo spento riusciva sì a penetrare nel cuore con una voce divenuta dolcissima, ma destava solo disagio quando tentava di rinverdire i giorni del suo rock sfrenato.
Eppure il pubblico non riuscì mai ad abbandonarlo.
Il primo segnale della fase discendente s'era registrato nel 1971, quando Elvis dovette essere ricoverato d'urgenza in una clinica di Memphis, ufficialmente "per glaucoma".
In realtà si sottopose ad una terapia di disintossicazione per evitare che potesse sopravvenire qualche crisi da overdose.


LE ORGE E L'ABUSO DI DROGHE
Nel febbraio del '73 Priscilla, che già da tempo aveva una relazione con un istruttore di karate, decise di divorziare.
Elvis accusò il colpo e ricominciò più di prima ad abusare di psicofarmaci.
Era ormai diventato un despota.
Pretendeva da tutti un'obbedienza assoluta.
Spadroneggiava nella sua "reggia" preoccupandosi solo di organizzare orge, nelle quali tentava di compensare le frustrazioni della propria sessualità: "Affittava ragazze per questi incontri, costringendole a prendere le sue stesse droghe nella speranza lo trovassero desiderabile".
Ma questa sessualità, sino ad allora debole e incerta, lo abbandonò quasi del tutto, riducendolo negli ultimi tempi ad un "guardone e onanista", secondo i testimoni, ormai conscio di non poter più sostenere da solo una relazione sessuale normale.
Nel 1977 i concerti erano divenuti per lui una vera ossessione, una fatica enorme, da evitare quando possibile.
A parte lo stress degli spostamenti, Elvis pesava ormai 120 chili e la sua mole gli impediva di muoversi in modo accettabile sul palcoscenico; le droghe, poi, rendevano spesso incomprensibili le parole dei motivi che cantava.
La sua giornata era ora contrassegnata da scadenze e ritualità ben precise, che condizionavano anche la vita di coloro che gli erano vicini.
Il suo tormentoso viaggio nel mondo degli psicofarmaci cominciava verso le quattro del mattino con un "primo attacco" (così lo chiamava) di 11 pillole di diverso colore (barbiturici, sedativi, oppioidi) precedentemente preparate in una busta gialla.
Elvis apriva la busta, ne versava il contenuto nel palmo della mano e mandava giù le pillole con un bicchiere d'acqua.
Poi scopriva una spalla e si faceva tre iniezioni di sedativi con altrettante siringhe monouso.
Completamente confuso, consumava la colazione (di solito tre cheeseburger e sei banana splits (banane con gelato di vaniglia e cioccolato caldo).
Alle otto Elvis cominciava ad agitarsi.
Faceva segno di voler andare alla toilette.
Ve lo trasportavano di peso, poi lo riportavano a letto per il "secondo attacco".
Questa volta il cantante non era in grado di prendere le pillole da solo: uno dei presenti doveva introdurle una per una in bocca, facendogliele ingerire con un po' d'acqua e cercando di evitare che potessero andargli di traverso.
Infine, intorno alle dieci il "terzo attacco", che lo intontiva sino al primo pomeriggio.
A questo punto gli introducevano nelle narici due tamponi d'ovatta imbevuti di cocaina; allora Elvis - completamente inebetito prendeva una manciata di dexedrina "per dare una sferzata al cuore".


LE CAUSE DEL MUTAMENTO
Le cause di un malessere così profondo da portarlo ad una tale dipendenza erano diverse.
In primo luogo, la morte della madre e il divorzio da Priscilla.
Poi il fatto che le spese pazze stavano mettendo in pericolo -quasi alla bancarotta le pur congrue sostanze, nonostante la quantità di denaro che affluiva da ogni parte.
I film non riscuotevano il successo previsto, dato il basso livello artistico (forse escludendo Paradise Hawaian Style e Flaming Star), mentre lui aveva sognato di diventare un attore come Bing Crosby e Frank Sinatra.
Durante i primi anni del successo decine di ragazzine si erano letteralmente gettate tra le sue braccia: ora una donna doveva procurarsela, ma era divenuto obeso, pesante e impotente.
Per di più, l'ultimo anno l'angosciava l'imminente pubblicazione di un libro-scandalo, Elvis: what happened, che il giornalista S. Dunleavy aveva scritto in base a scottanti rivelazioni di due delle tre guardie del corpo.
Infine, la sempre più spossante astenia provocata dal diabete e dai disturbi digestivi, unita allo stress quotidiano (in un anno aveva fatto 160 concerti, a parte le esibizioni nei night-clubs), gli toglieva ogni voglia di lavorare.


LA MORTE: 1977
16 agosto 1977, ore 14:30: Ginger Alden non riesce a trovare Elvis nella villa.
Prova a vedere se è in bagno.
Un urlo: il cantante è disteso in terra, privo di sensi, il viso congestionato.
All'urlo di Ginger arriva David, una delle guardie del corpo.
Si rende subito conto della tragedia: sul pavimento, tre buste gialle (quelle delle "dosi") vuote, tre siringhe usate più altre sei pillole sparse.
Il corpo di Elvis giace a faccia in giù, davanti alla tazza del WC, con il volto violaceo e i calzoni del pigiama abbassati. Esposito lo gira sulla schiena, prova a sentire il polso. Quindi, con atto compassionevole, gli tira su i pantaloni. Nonostante la bocca sia bloccata, Joe ha la sensazione di percepire un soffio d’aria uscire dai polmoni di Elvis… Prova subito a praticargli un massaggio cardiaco ma, poco dopo, preferisce prendere chiamare il 911, il numero delle emergenze.
«Presto», dice, «mandate urgentemente un’ambulanza a Graceland.
Per favore, non perdete tempo…».Intanto, Vernon Presley (il papà di Elvis) entra in bagno.
È sconvolto. «Elvis non ci lasciare…», continua a ripetere tra le lacrime.
Anche Lisa Marie, la figlia di Elvis e Priscilla Beaulieu, che non ha ancora compiuto 10 anni, assiste alla scena.
«Ginger, porta Lisa via da qui», intima Joe Esposito.
Poco dopo, giunge l’ambulanza.
Quando gli infermieri infilano la barella con il corpo di Elvis all’interno del veicolo, arriva il Dottor Nicholopolous, avvisato prontamente da Al Strada.
Lui, Esposito e Charlie Hodge (chitarrista e amico di Elvis) salgono sul mezzo di soccorso in direzione Baptist Memorial Hospital.
Sono le 2.56 quando l’ambulanza raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale.
Il dottor Muirhead effettua una lavanda gastrica per vuotare lo stomaco.
L'infernale miscuglio di droghe che rinviene denuncia chiaramente, se ve ne fosse ancora bisogno, la motivazione suicida del gesto.
Ma dopo mezz’ora di inutili tentativi di rianimazione, Elvis Aaron Presley viene dichiarato morto. Aveva 42 anni.
Alle 16, davanti al cancello di Graceland e di fronte a centinaia di telecamere e di microfoni, Vernon Presley dice semplicemente: «My son is gone» (mio figlio se n’è andato).
L’autopsia rivela che nel corpo della rock star c’erano quattordici sostanze chimiche diverse, di cui dieci sopra i limiti tollerabili dal fisico umano.
Elvis spendeva fino a un milione di dollari l’anno in sostanze farmaceutiche.
E' chiaro: Elvis ha voluto prendere tutti in una volta i "farmaci" che di solito assume in tre riprese; in più vi ha aggiunto della codeina.
David racconterà di aver intravisto Elvis nudo, disteso su di un tavolo di metallo, con un incisione che andava dalla gola all'addome, "forse per un massaggio cardiaco".
Lo stesso pomeriggio Vernon Presley, padre di Elvis, chiede che l'autopsia abbia carattere "privato", il che vuol dire, per una legge statale, che i particolari potranno rimanere segreti per cinquant'anni.
L'autopsia, cui parteciperanno dieci medici, ha inizio alle 17:30 esatte dello stesso giorno, e si conclude in tre ore.
Dopo le prime dichiarazioni sommarie alla stampa, Nichopoulos annuncia ufficialmente dai teleschermi che Elvis Presley è morto "per aritmia cardiaca".
Negli Stati Uniti e nel resto del mondo milioni di teenagers che si riconoscevano in quell'idolo rimasero attoniti.
Vi furono scene di disperazione e di isterismo, qualche tentativo di suicidio.
Nello stomaco di Elvis Presley i medici trovarono un ampio campionario di psicofarmaci: Codeina, Metaqualone, Diazepam, Etinamato, Eclorvinol, Amibarbital, Meperidina, Feniltoxamina.
Tuttavia il referto medico iniziare recitava "crisi cardiaca", al momento il referto convinse un po' tutti, compresa l'opinione pubblica.
Ma le voci di dissensi verificatisi tra i componenti l'équipe che aveva effettuato l'autopsia (alcuni di essi sostenevano la tesi dell'avvelenamento a scopo suicida) si fecero sempre più insistenti, finché, due anni dopo, il Memphis Commerciai Appeal pubblicò alcuni stralci di una copia clandestina dei reperti dell'autopsia, dal titolo "Concentrazioni quasi tossiche di farmaci nel sangue di Presley".
L'interesse per il caso così bruscamente riaperto divenne morboso.
Si parlò di "insabbiamento" della verità fatto per salvaguardare l'immagine del cantante e gli enormi interessi che vi gravitavano intorno.
Il dottor Nichopoulos comparve a ripetizione sui teleschermi smentendo sdegnosamente ogni accusa e ribadendo la tesi della crisi cardiaca.
Ma venne accusato dal Tennessee Board of Health di aver prescritto impropriamente al cantante ben 5.300 pillole in 7 mesi.
Così nell'inchiesta che ne seguì fu accertato che negli ultimi due anni e mezzo Nichopoulos aveva permesso ad Elvis l'assunzione di almeno 19.000 compresse tra narcotici, stimolanti, sedativi e antidepressivi.
Inoltre si seppe che quando il cantante trovava difficoltà nel rifornirsi ditali farmaci, prendeva l'aereo personale e andava ad acquistarli altrove, persino a Las Vegas e nelle Hawaii.
La cosa certa è che il cantante era perfettamente a conoscenza della pericolosità dei farmaci che prendeva e che quel 16 agosto 1977 volle deliberatamente assumere tutte in una volta le dosi che frazionava nella giornata.
Oggi prevale l'opinione che in quel momento non si sia voluta avvallare la notizia del suicidio per evitare lo shock ad una massa enorme di giovani e nello stesso tempo salvaguardare l'immagine del cantante, avallando la tesi della morte cardiaca.
Resta d'altra parte il fatto che il referto finale dell'autopsia non è stato mai ufficialmente smentito.
Oggi, a distanza di oltre venti anni, la favolosa Graceland continua ad essere meta di un incessante pellegrinaggio di gente di ogni età e di ogni provenienza (50.000 visitatori l'anno, secondi solo a quelli della Casa Bianca).


ALTRE CAUSE DI MORTE
Oltre al suicidio e alla crisi cardiaca, ci furono anche altre ipotesi riguardo la sua morte.
Un'altra causa per giustificare la morte del cantante fu la sua eccessiva obesità, poiché secondo la stima del medico che effettuò l'autopsia sul suo corpo, egli al momento del decesso pesava circa 158 kg.
Si presume che egli avesse messo su una buona parte di quel peso eccessivo nell'ultimo periodo della sua esistenza, poiché all' epoca egli trascorreva la maggior parte del suo tempo rinchiuso all'interno delle sue stanze, abbuffandosi continuamente di cibo in preda alle sue paranoie, cercando in tal modo di consolarsi e di tirarsi su di morale, e divorando quantità eccessive di dolciumi fritti, cheeseburger, gelati, pizze, panini fritti con bacon, burro di noccioline e banane, tutti alimenti che avevano sempre fatto parte del suo poco raccomandabile regime alimentare.
In effetti taluni sostengono che verso la fine della sua esistenza la dieta del cantante consistesse unicamente nell'assunzione spasmodica di panini da lui ideati, contenenti svariati strati di carni varie, salse, marmellata, e burro di arachidi, che egli definiva "l'oro dello stolto".
Non trascurabile poi anche l'ipotesi di uno shock anafilattico, provocato da una parziale allergia alla codeina, sostanza presente in dosi elevate nei farmaci contro il mal di denti che egli stava assumendo in dosi massicce durante quei giorni.


ELVIS E' ANCORA VIVO?
Altri sostenevano che il cantante non fosse realmente deceduto, ma che in realtà fosse ancora vivo e vegeto e che la sua dipartita altro non fosse stata se non l'attuazione di una singolare messa in scena, posta in essere allo scopo di consentirgli una specie di fuga definitiva dall'esistenza troppo logorante che egli, ormai totalmente schiavo dello show business, era stato costretto a condurre sino a quel momento, e della quale era ormai stufo.
È comunque innegabile la circostanza che, a partire dalla data del suo decesso, la presenza del cantante sia stata segnalata un po' ovunque, nelle più svariate località del mondo.
A tutt'oggi oggi, esistono un discreto numero di associazioni, in particolar modo statunitensi, impegnate nel sostenere a oltranza e con convinzione queste teorie.
Tra le ipotesi più inverosimili fra tutte quelle che sono state formulate nel corso degli anni, spiccano per esempio quella che palesa la possibile origine aliena del cantante.
Tale ipotesi viene citata anche durante lo svolgimento delle scene finali del film Men in Black, e si fa riferimento ad essa anche in una canzone interpretata dal complesso dei Dire Straits, dal titolo "Calling Elvis".
Altra assurda ipotesi, quella secondo la quale la scomparsa del cantante fu in realtà l'esito inevitabile del suo inserimento forzato in un programma posto in atto dal Federal Bureau Of Investigation, e riguardante la "protezione dei testimoni".
Un'altra ipotesi, formulata recentemente, è quella secondo la quale il cantante, creduto ufficialmente morto il 16 agosto del 1977 in seguito ad un attacco cardiaco, in realtà attualmente, ormai quasi ottantenne, si nasconderebbe nella capitale di Cuba, L'Avana, dove sarebbe giunto più di trent'anni fa.
Tale eclatante scoperta sarebbe stata fatta in modo del tutto fortuito da Matt Frost, un fotoreporter statunitense, che sarebbe riuscito ad entrare nell’ospedale della capitale cubana, dov’è ricoverato Fidel Castro, travestendosi da infermiere.
In quel frangente Frost sarebbe entrato per errore in una stanza dell'Ospedale Maranon, dove avrebbe ravvisato la presenza del cantante, ivi ricoverato.
A far presupporre al giornalista che in quella stanza ci fosse Fidel Castro, sarebbe stata la presenza di due militari dei servizi segreti cubani, appostati nelle vicinanze.
Quando Frost ha aperto la porta, si sarebbe trovato al cospetto di un uomo di circa settant'anni, di corporatura massiccia, visibilmente somigliante al cantante, e credendo di essere stato scoperto, l’uomo avrebbe esclamato, in perfetto inglese: "Yes, it’s me, Elvis".
Nelle due ore successive, egli avrebbe concesso una lunga intervista al reporter statunitense, narrandogli compiutamente degli ultimi trenta e più anni della sua vita segreta, soffermandosi anche lungamente sui motivi che lo hanno costretto a intraprendere la via della clandestinità.
Fra le più strane storie che sono nate anche grazie a quella particolare aura di mistero che ha sempre gravitato attorno al personaggio, non va poi dimenticata quella che gli attribuisce anche il suo coinvolgimento nel complotto che nel corso degli anni sessanta ebbe come conseguenza l'omicidio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy.

martedì 9 settembre 2014

La Storia Dei Pantera e L'Omicidio Di Dimebag Darrell

I Pantera sono stati una band Metal band formata dai fratelli Darrell "Dimebag" Abbot e Vinnie Paul Abbot con il vocalist Terry Lee Glaze e il bassista Rex Brown.
La band iniziò la sua carriera nei club texani nel 1981 proponendo un Glam Rock con cover di Van Halen e Kiss.


PRIMI ANNI
Il primo album della band "Metal Magic" esce nel 1983 e consolida la forte posizione del gruppo come band di riferimento nello scenario rock/metal americano.
Seguono altri 2 album "Projects In The Jungle" e "I Am The Night" che vende 25.000 copie.
Dopo l'album Terry Lee lascia la band, una serie di vocalist si succedono alla voce, fino a quando entra tra le fila un certo Philip Anselmo proveninete dalla Lousiana.
Con lui i Pantera pubblicano l'album "Power Metal" attraverso la loro etichetta Metal Magic.
Era l'album più "pesante e veloce" che i nostri avessero prodotto, ma era niente in confronto a quello che sarebbe stato il sound dei Pantera negli a venire.
Successivamente all'uscita di quest'ultimo album ebbero una serie di problemi, tra cui il fatto che la label Gold Mountain avrebbe voluto l'inserimento in band del chitarrista dei Keel Marc Ferrari.
Fra le altre cose Dimebag Darrell era stato selezionato dall'audizione dei Megadeth per rimpiazzare il partente Jay Reynolds dopo l'album ma siccome i fratelli Abbot erano indivisibili e i Megadeth avevano già trovato in Nick Menza il loro nuovo batterista, Dimebag Darrel rinunciò e tra le fila della band di Mustaine arrivò Marty Friedman.


IL PERIODO THRASH
Il 1990 porta finalmente alla release che tutti reputano il primo album ufficiale dei Pantera ovvero"Cowboys From Hell".
Un sound pesantissimo e decisamente più estremo rispetto ai primi album con influenze Thrash unite a riff più hardcore tracciano un taglio netto col passato Glam della band.
Ovviamente la band non rimane senza sostenitori e la nuova piega musicale della band conquista decisamente il pubblico.
Il successo vale ai Pantera un tour mondiale con Exodus e Judas Priest.
Due anni di ininterrotti concerti convincono i nostri definitivamente sulla nuova direzione musicale assunta e nel 1992 esce quello che in molti reputano il masterpiece dei Pantera "Vulgar Display Of Power" che vede lo sviluppo del suono in riff ancora più duri e un timbro vocale ancora più potente.
Walk e Fucking Hostile fanno scuola, per non parlare del singolo This Love.
Tutto questo insieme di cose fa si che "Vulgar Display Of Power" sia ancora oggi il cd dei Pantera che ha venduto di più.
Dopo il grande successo di "Vulgar" i nostri continuano a cercare nuove sonorità più estreme e feroci e nel 1994 esce "Far Beyond Driven".
Il cd si conclude con la stupenda cover di "Planet Caravan" dei Black Sabbath che vale ai nostri la posizione numero uno nella American Billboard album charts.


L'OVERDOSE DI EROINA, I PRIMI MALUMORI E LO SCOGLIMENTO DEI PANTERA(2003)
Nel 1997 esce "The Great Southern Trendkill" dopo il quale cominciano ad echeggiare le prime voci di rottura tra Phil Anselmo e i fratelli Abbot.
Infatti poco tempo dopo l'uscita del disco, Anselmo fu ricoverato in ospedale in stato comatoso a causa di un'overdose di eroina raggiunta dal cantante a solo un'ora di distanza dalla fine di un'esibizione musicale del gruppo in Texas.
Ripresosi miracolosamente, egli fu costretto da Dimebag e Vinnie Paul a giurare di non fare mai più uso di droghe, pena l'espulsione dal gruppo.
Nel 1998 viene pubblicato il "Live 101 Proof".
Dopo i vari progetti solisti, nel 2000 i Pantera tornano a comporre e fanno uscire "Reinventing The Steel" caratterizzato da influenze Doom, portate da Phil, a cui segue un nuovo tour mondiale.
Subito dopo i nostri tornano a separarsi per darsi ai propri side-projects ma malumori che giravano fra i membri del gruppo portano allo split dei Pantera.
Uno serie di batti e ribatti fra interviste, tra Phil Anselmo e i fratelli Abbot.
Vinnie Paul e Dimebag Darrell accusarono Phil Anselmo di averli costretti, negli ultimi anni, ad un sound che a loro non piaceva, spingendo quindi i Pantera verso uno stile diverso che non li rappresentava e provocando perciò la scissione.
Anselmo negò tutte queste parole e tirò all'interno della contesa, suo malgrado, il bassista Rex Brown, che decise di schierarsi dalla parte di Anselmo, lasciando così la situazione definitivamente sospesa.
Phil nel 2002 porta, tra le fila dei Down, Rex Brown e pubblica il secondo album "Down II: Bustle In Your Hedgerow".
Lo scoglimento definitivo della band è datato 2003.


L'OMICIDIO DI DIMEBAG DARRELL(2004)
Invece Dimebag e Vinnie Paul fondano i Damageplan e pubblicano nel 2004 il primo album "New Found Power".
L'8 Dicembre 2004 i Damageplan si stanno esibendo in Ohio, al Alrosa Villa, un locale di Columbus ad un certo punto un componente del pubblico, gli spara!
Spara a distanza ravvicinata e 5 colpi, di cui due alla testa raggiungono Darrell.
Dimebag muore praticamente all'istante e con lui perdono la vita altre tre persone.
Il colpevole è un certo Nathan Gale.
La ricostruzione della polizia fa luce su quello che è successo: Nathan Gale, sale dal retro del palco, si avvicina improvvisamente ai musicisti che si stavano esibendo e comincia a sparare.
Partono, dall'arma dell'uomo, quindici colpi.
Quando la security e il pubblico salgono sul palco per fermarlo, Gale apre il fuoco contro di loro, uccide le guardie Thompson e Halk, che si erano riparate dietro un tavolo di legno e ferisce Paluska. Gale quindi prende il tecnico Brooks in ostaggio, immobilizzandolo dopo una breve lotta.
Intanto l'infermiera Mindy Reece cerca, con l'aiuto di Nathan Bray, di rianimare Darrell praticandogli la respirazione bocca a bocca.
Secondo alcuni testimoni Bray resta ucciso mentre cerca di prestare soccorso a Dimebag.
Al primo accenno di spostamento di Brooks, un poliziotto della centrale di Columbus, James D. Niggemeyer, spara al folle senza alcuna esitazione colpendolo alla nuca con un fucile Remington 870 e uccidendolo all'istante, ponendo così fine alla sparatoria.
Nel Maggio del 2005 Niggemeyer testimonia davanti ad una giuria riguardo l'uccisione di Nathan Gale, dopo essere stato accusato di omicidio viene prosciolto.
In molti ancora si interrogano sul folle gesto di Gale, dato che morì anch'esso nella sparatoria, non fu mai chiarito il vero movente, ma  le ipotesi più probabili sono tre: lo scioglimento dei Pantera, la lite tra Darrell e Anselmo e un ultima ipotesi, che vedrebbe Gale affetto da schizofrenia e convinto che Dimebag gli avesse copiato alcune canzoni decidette quindi di punirlo uccidendolo.
Il vero motivo non lo sapremo mai.
I funerali si svolsero in un clima un po' particolare alcuni dei parenti furono addirittura allontanati per far sedere alcune importanti personalità dello spettacolo.
Eddie Van Halen suonò un solo durante la cerimonia e pose nella bara una chitarra firmata Kiss.
Darrel Lance Abbott riposa al Moore Memorial Gardens Cemetery di Arlington e sulla lapide, abbondantemente decorata una incisione recita così: «Egli venne per fare Rock...e lo fece come nessun altro con un cuore due volte la misura del Texas, il nostro amato fratello, compagno, guida, idolo e amico.Noi ti amiamo Dime...finché non ci incontreremo ancora».

La storia completa di Dimebag Darrell, la trovate qui:



 LE REAZIONI DEL MONDO DEL METAL
Nei giorni successivi al decesso di Dimebag Darrell moltissimi artisti decisero di porgere un tributo al chitarrista.
Furono organizzati concerti in suo ricordo, importanti band inserirono nella loro scaletta dei concerti cover dei Pantera per ricordarlo o addirittura furono composte tracce a lui dedicate.
Il maggior numero di tributi fu però pubblicato per iscritto sui siti internet di genere Metal o su altri appositamente creati.
In queste pagine, oltre alle persone comuni e ai fan, gruppi e artisti lasciarono il loro ricordo del musicista, narrando i più curiosi momenti passati con lui.
Per questo motivo la lista delle condoglianze è quasi infinita.
Le principali giunsero da Tony Iommi, Ozzy Osbourne, i Motörhead, gli Slayer, i Kiss, Zakk Wylde, Ted Nugent, Rob Halford, Sebastian Bach, Van Halen, Mike Portnoy, i Sepultura, i Metallica, Dave Mustaine, gli Skid Row, Marty Friedman, Brian May, i Motley Crue e Rob Zombie.
Zakk Wylde, ammiratore e amico fraterno di Dimebag, gli dedicò una canzone, dal titolo In This River, contenuta nell'album Mafia.
Vinnie Paul ha inoltre rilasciato nel 2006, in ricordo del defunto fratello, l'album Rebel Meets Rebel, composto dall'omonima band di cui lui e Dime facevano parte.
Il 17 maggio 2007 Dimebag Darrell è stato inserito nella Hollywood's RockWalk, una galleria dedicata al ricordo di quegli artisti che hanno contribuito con tracce importanti e durature alla crescita e all'evoluzione del Rock 'N'Roll.
Per ricordarlo è stato creato per l'evento un busto in bronzo del chitarrista che è stato installato lungo la galleria al fianco di monumenti di artisti come Jimi Hendrix, Eric Clapton, Carlos Santana, Johnny Cash, Van Halen, Bonnie Raitt, Jerry Lee Lewis, Carl Perkins, James Brown, Brian Wilson, Stevie Wonder e John Lee Hooker.
Inoltre, sempre nel 2007, il secondo palco del celebre Download Festival è stato denominato 'The Dimebag Darrell Stage'.


LE REAZIONI DI ANSELMO
Phil, nonostante i cattivi rapporti, si dichiarò devastato dalla scomparsa del suo ex compagno di gruppo e si sentì in parte responsabile del suo assassinio: dichiarò in un'intervista, poche settimane prima della tragedia, che Dimebag meritava di essere picchiato a sangue, imputandogli di essere la causa dello scioglimento dei Pantera.
La stampa affermò che fu lo stesso Anselmo a decidere di non presentarsi al funerale per rispettare la volontà dei parenti di Dimebag e, in particolare, della sua fidanzata, che gli impedirono di partecipare.

Il vocalist disse:
"Non ho potuto salutarlo come avrei voluto e questo mi uccide. Speravo di poter partecipare al suo funerale, ma ho voluto rispettare le volontà della sua famiglia che non mi voleva lì. Dovevo essere lì, ma capisco perfettamente".

In seguito, nel 2013, Anselmo dirà:
"Ho parlato con alcuni investigatori della polizia che si occuparono del caso dell'omicidio di Dimebag. Mi hanno detto chiaramente che dalle indagini e dalla perquisizione dell'appartamento dell'omicida, esaminando i biglietti e gli appunti che aveva scritto, si deduceva senza dubbio che tutti noi ex Pantera eravamo nel mirino. Un agente mi ha detto che quella notte in particolare, se avessero suonato i Superjoint Ritual, i Down o qualsiasi altro gruppo in cui io fossi all'epoca, quasi sicuramente sarei stato il bersaglio".
"Sapere queste cose non mi ha fatto sentire meglio, no, proprio per nulla. Però mi ha aiutato a chiarirmi che tutta la negatività che mi avevano riversato addosso i media, ma anche le persone che al giorno d'oggi possono lasciare commenti e tutto il resto era in realtà davvero una cosa degradante e un insulto: è interessante che chiunque si sia sentito in dovere di dire la sua su un argomento di cui non sapeva niente. Tutto quello che sapevano è ciò che i media gli servivano su un piatto. E sai come funziona coi media... darebbero un occhio per vendere più copie o fare più pagine viste online. Quindi avrebbero fatto qualsiasi cosa per creare una notizia... e lo hanno fatto".


ANSELMO E LA DIPENDENZA DALLA DROGHE
Anselmo in un'intervista del 2015: "Disintossicarsi dal metadone è come cadere da un palazzo di cinquanta piani ogni cinque minuti, e subito dopo ti senti di nuovo spinto in cima. Il livello di ansia è al massimo, e in quel periodo, mentre mi stavo disintossicando, l’uragano Katrina spazzò via New Orleans; in quel momento ero a Houston, o a Katy, in Texas, e mi ci vollero tre mesi per tornare a casa. Nel momento in cui sono tornato a casa, ero così vicino…poi ho guardato quel pezzo di fottuta merda nella mia mano, quel piccolo pezzo di medicina, il metadone…è spazzatura. E’ spazzatura che ti ruba l’anima. E mi sono detto: “Dovrà controllare ancora la mia vita?” e l’ho buttato via, me ne sono andato e ho detto: “Fanculo! E’ questo che mi fa stare male. E’ questo che mi provoca tutto”, e ho smesso di prenderlo, davvero. Quello che ho fatto è stato prendere il mio tagliaunghie e tagliarne via un pezzetto, poi un pezzetto più grande, poi un po’ di più, un po’ di più, tutti i giorni, fino a quando non ce n’è stato più. Mi sono ripulito gradualmente. Ma i residui che il metadone ti lasciia dentro…non mi sono sentito bene per almeno un anno dopo quel periodo. E’ così schifoso…E’ la peggiore droga in questo fottuto mondo, alla pari dell’eroina, che ho sempre definito come male puro, che è quello che è realmente. Bisogna capire che ero un ragazzino, e quando gli antidolorifici sono entrati nella mia vita, ho fatto tutti gli errori possibili al mondo, come fanno tanti figli di puttana. E state sicuri che non molto tempo dopo che si inizia a prendere grosse quantità di quelle cazzo di pillole contro il dolore, si arriva alla peggiore droga che esista insieme al metadone: il Soma. E’ il peggiore. Bisognerebbe vietarne la vendita". 

domenica 7 settembre 2014

I Megadeth e I Litigi Di Mustaine: Metallica, Slayer, Pantera, Friedman

Dave Mustaine fu il fondatore dei Megadeth nel 1983 dopo essere stato malamente cacciato dai Metallica per il suo carattere rissosi e per l'abuso di alcool e sostanze stupefacenti.
Sono ormai arcinote le qualità musicali di Dave Mustaine, così come famoso è il suo pessimo carattere.
Qui ripercorremo prima la vasta discografia dei Megadeth e poi riporteremo alla mente dei più "vecchi" i sui litigi e le sue diatribe più famose.


I PRIMI DISCHI E L'ABUSO DI DROGA
I Megadeth pubblicarono il primo album, Killing Is My Business... And Business Is Good! nel 1985 attraverso la Combat Records.
Il disco presenta tratti elaborati ricchi di elementi Thrash e Speed ma mostra le sue carenze a livello di produzione.
La band infatti spese in droga metà degli 8.000 dollari concessi dalla etichetta per produrre l'album e Mustaine sarà costretto a licenziare il produttore per mancanza di denaro e scegliere la strada dell'autoproduzione.
Nell'album è presente la canzone Mechanix, composta da Mustaine durante la sua militanza nei Metallica ed originariamente intitolata The Mechanics (i Metallica rielaborarono anch'essi il brano, intitolandolo The Four Horsemen ed inserito nell'album Kill 'Em All).
Tra le canzoni presenti all'interno del disco spicca anche una cover in versione Metal del noto brano di Nancy Sinatra, These Boots Are Made for Walking che viene giudicata "vile ed offensiva" dal compositore Lee Hazlewood.
Fin dall’ inizio della sua carriera, il frontman dei Megadeth è stato protagonista e (a volte) casus belli di alcune tra le più famose e accese rivalità del mondo del metal.
Nel 1986 arriva sul mercato Peace Sells... But Who's Buying?, considerato uno dei più influenti lavori di stampo Thrash.
La copertina del disco venne affidata ad Ed Repka, che fece esordire la mascotte della band, Vic Rattlehead.
Nonostante le tematiche dell'album riguardano principalmente il satanismo e l'horror(Devil's Island, Black Friday, The Conjuring, My Last Words), alcuni brani come Peace Sells mostrano anche tematiche politiche.
Nel mese di febbraio 1987, i Megadeth intrapresero una tournée, tuttavia, l'abuso di droghe e la scarsa attenzione sul lavoro da parte di Chris Poland e Gar Samuelson spinse Mustaine a licenziarli dopo l'ultimo show del tour.
I due furono immediatamente sostituti dal batterista Chuck Behler e dal chitarrista Jay Reynolds, sostituito ben presto da Jeff Young, con il quale nel giro di sole sei settimane venne composto il nuovo album.
Mustaine inoltre dichiarò in un'intervista che Poland, per poter acquistare droghe, vendette parte della sua strumentazione.
Il brano Liar è una dedica diretta dal cantante verso il chitarrista.
Con questa nuova formazione, nel 1988 venne pubblicato il terzo album in studio So Far, So Good... So What!, che contiene grandi successi del gruppo come la cover dei Sex Pistols Anarchy In The U.K. e il brano In My Darkest Hour, dedicato alla memoria di Cliff Burton, all'epoca bassista dei Metallica, morto in un incidente stradale in Svezia durante il tour promozionale dell'album Master of Puppets.
La produzione del disco si rivelerà molto tumultuosa a causa della tossicodipendenza del frontman e per via del licenziamento di Paul Lani a causa di un missaggio non gradito per la batteria.
Nel giugno 1988, i Megadeth apparirono nel film documentario The Decline Of Western Civilization Part II: The Metal Years che documenta la scena glam metal di Los Angeles.
In seguito Mustaine dichiarò in un'intervista che in quell'occasione la band fu accomunata a "un mucchio di band schifose".
Proprio in questo periodo, l'abuso di droga di Mustaine raggiunse il culmine: nell'estate 1989, durante le audizioni per trovare il chitarrista solista mancante, il frontman fu arrestato per guida in stato di ebbrezza e possesso di sostanze stupefacenti, bloccando l'attività del gruppo proprio quando era in procinto di entrare in studio.

Nel 1990 è la volta di Rust In Peace, forse il disco che ha avuto più successo.
Indubbiamente il sound dell'album appare più tecnico, con ritmiche ancora più complesse rispetto ai predecessori e l'ultima fatica in ordine di tempo del quartetto californiano viene più volte indicata come un punto di riferimento nella musica metal.
Dal loro nuovo album vennero estratti due singoli, Holy Wars...The Punishment Due ed Hangar 18, e per entrambe venne realizzato un videoclip.
Altre canzoni del calibro di Take No Prisoners, Tornado Of Souls, la Titletrack, Five Magics...rimangono nella storia della band e della musica metal.
Quasi tutti i testi erano incentrati sulla guerra.

LA SVOLTA COMMERCIALE
Se i Metallica svoltano nel 1990 con l'album anonimo, i Megadeth fanno altrettanto con Countdown To Exticntion nel 1992 e con Youthanasia nel 1994.
Lavori che suscitarono non poche polemiche tra i fans della band ma il peggio(proprio come avvenne per i Metallica) doveva ancora venire.
I due dischi in questione, seppur molto diversi dal passato per via dei loro riff meno aggressivi e melodici, verranno rivalutati con il passare degli anni.


IL FLOP E LO SCOGLIMENTO(2002)
Dicevamo del peggio...i Metallica se n'escono con Load e poi ReLoad, i Megadeth rispondono con Cryptic Writings nel 1997 e Risk nel 1999.
Due dischi che mischiano il Rock con alcune influenze Industrial ed addirittura Pop.
Il ritornello commercialissimo di Crush'em(uscito anche come video) fa arrabbiare anche i fan più accaniti della band.
Leggermente meglio con Prince Of Darkness o Trust contenuta in Cryptic ma poca roba onestamente.
Mustaine darà la colpa dell'insuccesso ai produttori e al chitarrista Marty Friedman che partecipò alla composizione di quasi tutti i pezzi di Risk.
Quest'ultimo venne allontanato dai Megadeth dopo vari screzi con il leader e il suo posto venne preso da Al Pitrelli.
Non va molto meglio con The World Needs A Hero anche se probabilmente rimane un leggero passo avanti rispetto ai due dischi precedenti con un ritorno più consono alle sonorità della band.
Il 4 aprile 2002, arrivò la notizia dello scioglimento della band a causa di un problema al polso di Dave Mustaine.
In realtà c'è chi sostiene che lo scioglimento fosse stato causato dal mancato pagamento di debiti, derivanti da diritti d'autore, da parte di Mustaine stesso nei confronti del bassista Dave Ellefson, per cui successivamente verrà intentata anche una causa.

LA RINASCITA DELLA BAND(2004) E I DISCHI RECENTI
Ma nel 2004 Mustaine annunciò il suo ritorno e ricostituì il gruppo, arruolando in modalità provvisoria Chris Poland (il chitarrista degli esordi del gruppo), il bassista Jimmie Lee Sloas e Vinnie Colaiuta, turnista di fama mondiale per la prima volta nella sua carriera alle prese con il metal.
Con questa nuova lineup, il gruppo pubblicò nel 2004 il decimo album The System Has Failed che ottenne un discreto successo anche per via del ritorno ad una musica più vicina all'Heavy Metal.
Nell 2007 è la volta di United Abominations, altro buon disco che ripercorre le sonorità della band nei primi anni 90(da Rust In Peace in poi).
Poi seguiranno Endgame(2009), Thirteen(2011) e Super Collider(2013) non dischi epocali(per via dell'alternanza da buone canzoni e filler) ma comunque onesti.


TUTTI I LITIGI DI MUSTAINE: METALLICA
La più famosa diatriba rimane indubbiamente quella con i Metallica, di cui Dave Mustaine fu primo chitarrista solista.
A causa dei suoi comportamenti, già nel 1981 fu protagonista di un violento litigio con Hetfield, infatti Dave Mustaine sciolse il suo cane a casa dell’allora bassista Ron McGovney e la cosa degenerò in una rissa proprio contro Hetfield che prese a calci nel sedere il cane di Mustaine.
Lo stesso cane defecò anche sulla macchina di McGovney.
Fu proprio il suo comportamento rissoso a portare McGovney a lasciare la band.
Non pago, nel 1983, a causa del suo stato di ubriachezza, il mezzo sbandò e finì in un fossato.
Non sopportando più i suoi comportamenti, Hetfield e Ulrich decisero di allontanarlo e lo portarono alla fermata dell'autobus per farlo tornare a Los Angeles.
Lasciata la band, criticò aspramente il nuovo chitarrista Kirk Hammet, dicendo che quest’ ultimo venne considerato un bravo musicista solo grazie agli assoli da lui scritti.
Insultò anche Ulrich definendolo “piccolo traditore”, poichè alcuni spezzoni video con Dave Mustaine erano stati inclusi nel documentario “Some Kind Of Monster” senza il permesso di quest’ ultimo.
Inoltre Mustaine sostenne di aver scritto molte delle canzoni dei Metallica, in particolare Leper Messiah.
Hetfield rifiutò sempre di riconoscerglielo.


I LITIGI CON GLI SLAYER
Famosa anche l’antipatia tra il frontman dei Megadeth e Kerry King, reclutato nel 1985 per suonare nella band di Dave Mustaine, che lasciò dopo soli 5 concerti, non sopportando i modi (a sua detta “tirannici”) del fondatore.
Nel 1991, durante il tour di Clash Of The Titans, si riaccese la miccia: Mustaine disse che non voleva che un gruppo come i Megadeth facessero da spalla ad un gruppo dalla fama e le vendite misere come gli Slayer.
La cosa finì alle mani, coinvolgendo Tom Araya, apostrofato da Mustaine che lo invitò a succhiargli i genitali.
Durante un concerto successivo Araya definì mustaine “omosessuale” davanti al pubblico. Nel 2004 King dichiarò che Mustaine era “un dittatore e che tutti lo odiano”.
La lite non si spense e King lo definì “succhiacazzi”.
Ma la rivalità fra Slayer e Dave Mustaine non si ferma qui.
In una recente intervista al magazine “Guitar World”, apparsa su Metalitalia, Kerry King ha dichiarato:

“Non ho alcun rispetto per Dave. 
Se parliamo di suonare non posso dirgli nulla. È eccezionale. Ma so alcune cose sul suo conto. 
So che è un ipocrita, e non ho alcun rispetto per quel genere di persone. 
Quando lo vedrò, in ogni caso, lo saluterò tranquillamente. 
Se non farà lo stronzo con me io non lo farò con lui”

Si ricorda anche il litigio con Tom Araya al Clash Of The Titans dove Mustaine disse che gli sarebbe piaciuto se Araya gli avesse succhiato il cazzo.
Araya lo chiamò "Homo" sul palco.


I LITIGI CON CHRIS POLAND, MARTY FRIEDMAN E DAVID ELLEFSON
Mustaine litigò aspramente anche con Chris Poland, il chitarrista che sostituì Kerry King nei Megadeth.
Si dice che Poland, per poter comprare eroina, rubò e vendette, di nascosto, le chitarre di Mustaine. Quest’ultimo, dopo averlo cacciato, scrisse Liar (brano tratto da So Far, So Good… So What!), brano in cui il leader dei Megadeth esprime tutta la sua rabbia nei confronti di Poland, insultando lui e anche la sua famiglia.
Dave Mustaine ha avuto delle antipatie nei confronti di Marty Friedman.
Egli dichiarò in un’intervista che Friedman manifestava (dopo la pubblicazione di Cryptic Writings nel 1997) il desiderio di abbandonare i Megadeth, dato che non voleva più suonare metal e aveva intenzione di dedicarsi a nuove sonorità.
Durante l’ultima data del tour di Risk, Friedman non si presentò sul palco, facendo andare Dave Mustaine su tutte le furie.
Il leader dei Megadeth chiamò immediatamente Al Pitrelli che non conosceva gli accordi dei brani, ovviamente non per colpa sua e il concerto si dimostrò piuttosto squallido.
Friedman volle incontrare Mustaine, ma quest’ultimo lo fece allontanare dichiarando di non volerlo più vedere.
Lo incolpò anche per l’insuccesso di Risk perché, secondo Mustaine, voleva rendere i Megadeth una band alternative rock.
Rimane inoltre famosa la diatriba tra Dave Mustaine e David Ellefson, dovuta al fatto che il primo non avrebbe ottemperato a determinati obblighi derivanti dai diritti d’autore del secondo.
Al riguardo Ellefson ha anche intentato una causa, senza successo, nel 2004.
Pare che Dave Mustaine abbia cacciato dai Megadeth Jeff Young, nel 1988, perché il chitarrista voleva corteggiare la sua ragazza.
Il fatto che, insistentemente, nelle interviste a lui fatte, Mustaine affermi che Young venne cacciato proprio perché voleva portargli via qualcosa di suo, starebbero a confermare l’ipotesi di un litigio amoroso all’origine della sua dipartita dai Megadeth.


LA DIATRIBA CON I PANTERA
I Pantera aprirono nel 1992 il "Countdown To Extinction Tour".
Pare che Phil Anselmo disse più volte prima di salire sul palco "Fuck Megadeth" e "Fuck Dave".
Nel 1994, in un'intervista su MTV, Mustaine insultò i Pantera aggiungendo "non ho intenzione di dire il loro nome a nessuno perchè non ho intenzione di promuoverli. OK, se proprio devo li citerò in spagnolo".


LA DIATRIBA CON I SUICIDAL TENDENCIES
Mike Muir e soci parteciparono anche al "Countdown To Extinction Tour" del 1992 ma la diatriba risale al  "Clash Of The Titans" visto che Mustaine provò a buttare fuori dalla scaletta la band.
Muir sfidò addirittura Mustaine sul palco per una scazzottata e poi aggiunse "Ci sono un sacco di persone che vorrebbdro vedere Dave preso a calci nel sedere".
Mustaine rispose verbalmente, sostenendo che Muir era solo uno stupido.


DISSECTION E ROTTING CHRIST ESCLUSI DAI TOUR DEI MEGADETH
Nel 2002 Mustaine si converte al Cristianesimo e in un famoso Tour in Israele si rifiuta di suonare sia con i Dissection che in seguito con i Rotting Christ, entrambe band Black Metal.
Lo stesso Mustaine nel 2014 spiega:
"Nel 2002, ho apportato alcuni cambiamenti. Ho avuto un serio infortunio al braccio e quando la mia carriera ha dovuto fermarsi, mi ha permesso di vedere le cose da un duro punto di vista e ho realizzato di voler assicurarmi di non suonare con band che annoverassero dei tossici nelle loro fila, perchè non posso stare attorno a dei tizi che si fanno di eroina perchè sarebbe una tentazione e perchè sto cercando di raggiungere qualcosa nella mia vita che sia un potere più grande di me, e di poter rimettermi in forma.
Non voglio frequentare tizi che possono essere una minaccia per la mia spiritualità perchè avevo deciso di intraprendere un sentiero spirituale.
Non ho mai detto di odiare nessuno, semplicemente non volevo suonare con loro.
Ero così curioso di vedere il poster di quel concerto, perchè era scritto a caratteri ebraici, e poi ho visto la band Dissection ed ho pensato “Beh, questo sì che è un nome fico”.
Poi ho guardato in alto e mi sono detto ‘mmm no’.
Quindi ho chiamato il promoter e gli ho detto ‘Guarda, noi non possiamo suonare. Non suoneremo a quel festival’.
Non ho mai detto “Buttateli fuori”.
Questo è stato un fraintendimento del promoter.
E’ stato il promoter a buttarli fuori. Non mi sarei mai sognato di buttare fuori una band da uno dei miei show. Preferei essere io a tirarmi fuori.
E quando ho detto ‘Guarda non vogliamo farlo’, loro se la sono presa con quella band.
A prescindere dal fatto che il frontman dei Dissection fosse un assassino o avesse inclinazioni sataniste..tutti noi abbiamo dei lati oscuri.
Ora, io non ho ucciso nessuno, ho distrutto solo un paio di chitarre ma non ho mai ucciso nessuno.
E l’aspetto più triste in fin dei conti è che il tizio in seguito si è suicidato, perciò era un’anima in pena.
Nella mia vita ho visto tanta ipocrisia tra le persone che si professavano Cristiane o Cattoliche, predicavano una cosa e poi facevano altro. Per questo ho provato antipatia per le persone che dicevano di credere in Dio, perchè un giorno le vedevi fare una cosa e il giorno dopo tutt’altro.
E credo sia per questo che molti di noi finiscono per essere spiritualmente disorientati. E probabilmente questo è stato anche parte dei motivi che hanno portato quel povero ragazzo a fare quel gesto.
Ma, sapete, dovevamo suonare con loro in Francia e non furono cacciati da quello show.
Si è detto tanto anche a proposito dei Rotting Christ che avevano un nome che ritenevo in un certo senso offensivo.
Ma questa è una cosa personale.
Non ha niente a che vedere con la loro band o la qualità della loro musica o con loro come persone.
Ragazzi, quello che voglio che capiate è che la mia decisione di non suonare con loro non ha niente a che fare con il loro valore e qualità come persone, perchè sono sicuro che probabilmente sono delle ottime persone. A volte diamo alle nostre band dei nomi che possano creare delle reazioni nelle persone, e questo non necessariamente rispecchia ciò che siamo".

La Storia Dei Metallica e La Morte Di Cliff Burton

Cliff Burton nasce a Castro Valley il 10 febbraio 1962.
La madre Jan amava ricordare come già da piccolo preferiva starsene da solo, nella sua cameretta, a leggere o ad ascoltare musica, piuttosto che uscire a giocare con i suoi coetanei.
Un tipo sveglio, che amava molto studiare: anche a scuola, tra una lezione e l'altra, si sedeva su un muretto a leggere libri di musica classica.
La sua vita vide la tragedia negli occhi, per la prima volta, nel 1975, quando il fratello maggiore Scott, tredicenne, gli morì davanti per un aneurisma cerebrale: il lutto colpì molto il piccolo Cliff, che lo elaborò dentro di se senza parlarne praticamente mai.
In memoria del fratello, Cliff inizia a prendere lezioni di pianoforte e poi di basso, superando vari istruttori in bravura.
Il terzo della serie, tale Steve Doherty, ricorda che dai suoi manuali Cliff prese spunti provati assieme e successivamente utilizzati in Orion ed altre canzoni famose della sua futura band, i Metallica.
Uno dei primissimi gruppi in cui suonò si chiamava EZ Street: con quei ragazzi, Cliff si cimentava in cover assurde e improvvisazioni allucinogene, scaturite da un'allegra dose di erba trangugiata in compagnia.
In pratica, suonavano qualsiasi cosa passasse loro per la testa, così come veniva.
Cliff visse un'adolescenza spensierata: un po' di fumo e le interminabili jam session distendevano la quotidianità di questo ragazzo sensibile che amava anche cucinare e che tutti descrivono come profondamente vero, sincero e dignitoso.
Costantemente impegnato, intelligente e sicuro di sé: certo, quando si ricorda una persona che non c'è più è sempre facile abbondare in elogi e mitificazioni, ma il bello è che Cliff Burton era davvero così. Presto Burton entrò a suonare nei Trauma, una band di San Francisco, i suoi compagni si vestivano con ridicoli e coloratissimi costumi colorati, con tanto di fulmini appiccicati addosso, ma Cliff restava sempre sé stesso, col giubbettino in jeans e i pantaloni a zampa!
Cliff ambiva e sognava così tanto da voler ostentare il suo desiderio di suonare un certo tipo di musica anche nel momento in cui si trovava giocoforza ad esibirsi in un contesto diverso.
Era il leader visivo della band: la sua tecnica di bassista giunse fino a Los Angeles, tanto che James Hetfield e Lars Ulrich dei Metallica decisero di andare a San Francisco per osservarlo.


NASCITA DEI METALLICA
I Metallica erano nati quasi per caso e si erano ritrovati ad avere un pezzo sulla compilation Metal Massacre con l'ingresso in formazione del chitarrista Dave Mustaine stavano affinando uno stile musicale rabbioso ed estremamente veloce, che aveva trovato ampi consensi quando la band si era esibita proprio a San Francisco.
Hetfield e Ulrich rimasero stupefatti: da Cliff; dalla sua tecnica, dal suo headbanging teatrale, dagli assolo di basso, certamente, ma anche dall'aria che si respirava in quel di Frisco; band come gli Exodus stavano vivendo nelle loro cantine le stesse emozioni e gli stessi stimoli che i Metallica sentivano a Los Angeles, il posto sbagliato.
Era San Francisco il posto giusto per suonare quel velocissimo e infuocato ibrido di metal e hardcore, ispirato dai Venom e in seguito chiamato Thrash Metal!
Burton accettò di unirsi a loro solo nel caso in cui questi si sarebbero trasferiti a San Francisco.
I Metallica si trasferirono dunque a San Francisco e presero residenza alla Metallica Mansion, un appartamentino che divenne il disastrato fulcro di vita degli headbangers della Bay Area.
Le porte erano sempre aperte, birra e allegria scorrevano ogni notte nelle feste di decine di ragazzi che appartenevano a band diverse ma che strinsero una profonda amicizia.
I Metallica acquisirono presto un rispetto ed una stima enorme da parte dei metalhead locali, venendo adottati splendidamente dalla comunità cittadina e divenendo gli alfieri e i capiscuola dell'intero mvimento Thrash.
La festa durò un'annetto, concentrata in spettacoli dinamitardi nei pubs e nelle cantine, prima che il successo chiamasse la band a New York, invitata a registrare il suo primo album.


I DISCHI CON CLIFF BURTON
Kill'Em All nacque così in fretta, dopo un avventuroso viaggio in furgoncino verso la Grande Mela e la cacciata del bizzoso Mustaine(che poi formerà i Megadeth).
Il suo erede, Kirk Hammett, strinse un'amicizia fraterna con Cliff: se Hetfield e Ulrich erano i leader della band, Burton e Hammett erano i ragazzi timidi, pacati e silenziosi che tenevano lucida e razionale l'essenza del combo.
In particolare Cliff Burton teneva saldamente in pugno le redini del combo californiano, offrendo spunti infiniti a livello musicale e diffondendo il suo sapere tecnico e teorico ai suoi compagni; inoltre, essendo il più vecchio dei quattro, li consigliava e infondeva loro serenità, era un punto di riferimento capace di placare con una battuta ogni discussione, un appoggio rispettato contro il quale non si poteva assolutamente andare.
Su Kill'Em All i Metallica si esibivano in una terremotante sequela di riffs al vetriolo e canzoni velocissime ma quello che spicca è l'assolo di basso ultramelodico registrato da Cliff.
E' veramente incredibile pensare che fosse così giovane quando ha composto Anesthesia (Pulling Teeth).
Quel brano mostra una voce musicale spiccata e pienamente sviluppata, un obbiettivo a cui ambiscono tantissimi musicisti senza mai raggiungerlo.
E Cliff c'era riuscito a ventun'anni, sul suo primo album.
Metal Militia, Seek And Destroy, Jump In The Fire, The Four Horsemen rimangono nella storia della band.
La crescita che i Four Horsemen maturarono nel rapido scorrere di un triennio strepitoso fu pressochè incontenibile: al disco d'esordio seguì nel 1984 il celebre Ride The Lightning, prodotto sublime nel quale la mano di Cliff Burton si vede in maniera impetuosa: le nuove canzoni, composte si evolvevano nettamente dallo stile grezzo e immediato dei dieci pezzi d'esordio, spostandosi verso le direzioni più disparate ed evolvendosi sia musicalmente che liricamente in stratificazioni complesse e variegate.
Sicuramente c'èra del Thrash Metal grezzo in quel disco (Fight Fire With Fire), ma quello che lasciava sbalorditi era la musica più matura ed elaborata di tracce come la marziale titletrack o Trapped Under Ice, fino ad avvicinarsi alla mirabolante Creeping Death: un capolavoro biblico, in tutti i sensi, all'interno del quale la sezione melodica di Hammett trova una profondità ed un'intensità spettacolari, con cambi di tempo e atmosfera a dir poco esaltanti.
Tuttavia le gemme assolute made in Burton sono For Whom The Bell Tolls e The Call Of Ktulu: la prima è un macigno di Heavy Metal durissimo e che, introdotta da un assolo di basso da pelle d'oca, si delineava in una solenne rievocazione dell'omonimo romanzo di Hemingway.
La seconda è un'inquietante strumentale ispirata ai racconti horror-fantasy di Philippe Lovercraft, scrittore statunitense vissuto a cavallo tra '800 e '900 e ben presto divenuto fonte d'ispirazione e passione evidente nel giovane Cliff.
Il pezzo è un crescendo di pathos elegante e dalla classe immensa, che conferiva definitivamente lo scettro di sovrani dell'heavy metal americano ai Metallica.
Gli eccessi e i divertimenti dei Metallica divennero presto famigerati, nei tour devastanti come nei momenti di pausa vissuti nel 'porcile' della 'Mansion'; birra a fiumi, cumuli di aneddoti curiosi, un soprannome -Alchoolica- appicciato addosso ai membri del team, anche letteralmente viste le toppe cucite su certi giubbetti in jeans caratteristici dell'epoca: il folclore non mancava di certo attorno a questo manipolo di metallari turbolenti ma anche sensibili.
Cliff era, naturalmente, quello che si differenziava più di tutti dagli altri.
Beveva e ci andava giù pesante anche lui ma, diversamente da un Hetfield o un Mustaine qualsiasi difficilmente perdeva il controllo e si faceva sopraffare dall'alcool.
Era un duro ed era arduo vederlo ubriaco.
Piuttosto preferiva fumarsi un po' d'erba e a tal proposito va raccontato un aneddoto succoso.
Durante il tour di Ride The Lightning la band si trovava in Europa e il tourbus fu fermato ad una dogana e perquisito da poliziotti e cani antidroga; Cliff, che aveva un po' di fumo nelle tasche, fu svegliato da un pastore tedesco che lo fissava insistentemente e non trovò nulla di meglio da fare che inghiottire la 'roba' prima dell'arrivo degli agenti!
Stette male un paio di giorni, nei quali fortunatamente non erano previsti concerti, ma gli altri tre ragazzi gliene combinarono di tutti i colori, approffittando del suo stato confusionario!
Era un ragazzo che amava la vita, Cliff; e amava fottutamente il suo mestiere: presto si rimise a tavolino per pianificare con i compagni il nuovo capitolo della saga Metallica, un capitolo che si intuì presto essere veramente leggendario.
Master Of Puppets nacque avvolto in un alone di apocalitticità, permeato di potenza e melodia talmente cupe e profonde da poter schiacciare ogni altro disco, al confronto.
Era il 1986 e l'album destò scalpore immediato, passando quasi direttamente dai banconi dei negozi agli scaffali della storia della musica rock: ancora una volta erano presenti tracce debordanti ultraveloci e assassine e altre più cerebrali e melodiche, ma il segno di Burton spiccava una volta di più in brani fuori dagli schemi come la nuova strumentale, l'imperiale Orion, o nella mastodontica titletrack, raffinata attorno ad una scrupolosa parte centrale da mozzare il fiato per la sua melodia ed il suo fascino oscuro.
Canzoni come Battery, Damage Inc, la (quasi) ballad oscura Welcome Home(Sanitarium) fecero storia.
Cliff Burton forniva ai Metallica una base melodica su cui si creava la magia.
Benchè nel metal di solito il basso si limiti a rafforzare lo spessore delle chitarre, i gruppi metal più influenti a volte fanno eccezione a questa regola: è il caso dei Metallica con Cliff.
Come Geezer Butler nei Black Sabbath, Cliff suonava in una band tutta imperniata su grandi parti di chitarra, eppure riusciva a creare dei giri di basso che spiccavano da soli.
I primi tre album sono completamente permeati del senso melodico di Cliff.
Sembrava un accoppiamento strano, mettere uno che suonava il basso in modo tanto diverso usava triadi, un wah wah con una band così satura di chitarre però funzionava, ed è questo uno dei motivi per cui i Metallica sono riusciti a distinguersi da tutti i gruppi che li hanno preceduti.

LA MORTE DI CLIFF BURTON(1986)
I Metallica partirono per un tour enorme a fine marzo, che avrebbe toccato una cinquantina di date con una scaletta devastante, aperta da Battery e concentrata sui tellurici pezzi del fresco masterpiece: pezzi classici come Seek & Destroy e Creeping Death mandavano letteralmente in visibilio le folle, Damage Inc concludeva il massacro con una poderosa mazzata.
In estate la band affiancò gli Anthrax in una serie di date inglesi, delle quali resta celebre per la sua spettacolarità l'esibizione del 24 settembre all'Hammersmith di Londra; musicisti stellari, in forma stellare.
I migliori Metallica di sempre stavano mettendo soqquadro nel Vecchio continente, e spostarono la loro macchina di distruzione verso la Scandinavia, dove tennero una serata a Oslo, una a Lund (Svezia) ed una a Stoccolma.
Nonostante la scomodità ognuno dei quattro musicisti è contento, gli applausi della sera prima sono un toccasana contro i disagi dei viaggi, la giovane età e la passione fanno il resto.
Gli unici posti più comodi sono quelli vicino al finestrino e due di loro per decidere a chi toccasse occuparlo se lo sono giocato alla carta più alta.
Nessuno di loro sa che questo fatto sarà decisivo e che il destino c'avrebbe messo del suo in quella mattinata svedese.
Alle prime luci del mattino del 27 settembre 1986 il tourbus della band viaggiava nei freddi tornanti svedesi e divenne la prigione di cristallo che intrappolerà l'anima del grande Cliff.
Il pullman comincia a sbandare, finisce sulla ghiaia ed inizia a sobbalzare.
L'autista cerca di rientrare in carreggiata perdendo definitivamente il controllo del tourbus che si rovescia sul lato destro.
Dunque il mezzo si rovescia su se stesso, forse per colpa di una lastra di ghiaccio(tesi ampiamente smentita anche dai presenti che perlustrarono la zona).
In realtà si dice che  il conducente puzzasse d'alcool.
Gli occupanti si fanno largo tra le cuccette crollate ed escono all'aperto, l'aria della notte svedese è fredda e la maggior parte di loro è contuso ed in mutande.
La maggior parte, ma non tutti.
Hetfield cerca di capire cos'è successo, gira intorno al pullman e con suo orrore vede due gambe spuntare da sotto il bus: sono le gambe di Cliff.
Infatti Cliff Burton venne sbattuto dalla cuccetta dove dormiva fuori dal finestrino, rimanendo schiacciato dalla massa stessa dell'autoveicolo.
Probabilmente morì sul colpo.
Il trauma fu devastante, per i suoi compagni: ancor più per Kirk Hammett; il ragazzo con cui Cliff aveva legato di più.
Da allora, nulla più è stato come prima: una perdita irrecuperabile per i Four Horsemen e per l'intero mondo del Metal.


DA COSA FU PROVOCATO L'INCIDENTE?
Lastra che non fu mai vista da nessuno, nemmeno da un Hetfield fuori di sé che percorse all'indietro la strada per capire.
Nessuna lastra di ghiaccio e nessun guasto meccanico (cosa dimostrato successivamente dagli inquirenti).
Il conducente era ubriaco?
Hetfield in un primo momento asserì di si, ma la cosa non è mai stata provata e neanche lui ne è tanto sicuro.
Un colpo di sonno?
Pare che nel pomeriggio del giorno prima avesse dormito parecchio in modo tale da poter affrontare la strada tra Stoccolma e Copenaghen.
Insomma tanti misteri ad aumentare la rabbia e lo sconforto dei Metallica, fantasmi che li perseguiteranno negli anni a venire e che verranno celati per lungo tempo dall'alcool.
La sera stessa dell'incidente James Hetfield si attaccò alla bottiglia e ruppe due finestre di un albergo di Ljungby per il dolore, mentre Kirk Hammett (colui che si giocò la cuccetta con Cliff) ed il roadie John Marschall (poi nei Metal Church) dormirono con la luce accesa per lo shock.
Sono andato dritto dallo spacciatore, ho preso un po' di roba e mi sono messo a piangere, a cantare ed ho scritto questo pezzo.
Anche se i testi non c'entrano niente con lui, la sua prematura scomparsa mi ha lasciato questa melodia che vive nel cuore dei metallari di tutto il mondo.

Il libro che ogni fan dei Metallica e soprattutto di Cliff Burton non può lasciarsi scappare:



LE REAZIONI DAL MONDO DEL METAL
La notizia della morte di Cliff Burton arrivò rapidamente alle orecchie degli addetti ai lavori, tra cui un ex dal dente avvelenato, Dave Mustaine, il quale, nonostante la voglia di rivalsa nei confronti dei Metallica, era ancora molto legato al bassista, a cui dedicò In My Darkest Hour.
Il funerale si tenne il 7 ottobre a Castro Valley e le sue ceneri vennero sparse al Maxwell Ranch, teatro dei divertimenti musicali di Cliff e dei suoi amici storici.
Al termine della funzione venne suonato Orion, il suo brano.
Molti dei conoscenti dei Metallica s'interrogarono sul loro futuro: cosa avrebbero fatto ora?
Circa un mese dopo venne annunciato il nome del sostituto, Jason Newsted dei Flotsam And Jetsam. La band quindi decise di andare avanti secondo il classico motto "avrebbe voluto anche lui così", decisione che con gli occhi di oggi e conoscendo le vicende future dei Four Horsemen è valutabile come un errore, dato che i tre decisero di immergersi nel lavoro e non elaborarono il lutto.
Nonostante tutto però la voglia di tributare un doveroso omaggio allo sfortunato amico era troppo forte e nel 1987 i Metallica fecero uscire il loro primo home video, dall'emblematico titolo Cliff'Em All!
L'opera rispecchiava quello che era la band all'epoca e sarà l'ultima testimonianza della loro attitudine...dopo le cose cominceranno a cambiare.
Il video non era altro che un insieme di filmati amatoriali di varie provenienze assemblati con spezzoni d'interviste, brandelli di vita quotidiana e foto di Cliff.
Il tutto va considerato tenendo conto dell'epoca in cui vivevano i Metallica: non esistevano ancora le videocamere digitali che oramai siamo abituati a vedere ad ogni concerto, quindi è plausibile che testimonianze video dell'epoca non ve ne fossero molte.
Esso divenne prima disco d'oro e poi di platino.
Il motivo di questo successo era riscontrabile nell'affetto dei fans per quel bassista vestito di jeans che agita la testa durante il concerto, l'unico tatuato del gruppo in quel momento con quel teschio dei Misfits sul braccio, band le cui magliette fanno capolino continuamente nel corso del video addosso ai membri del combo di Frisco.
Numerose sono le chicche presenti, dal secondo show di Cliff con i Metallica presente anche Dave Mustaine (da notare lo spazio solistico ritagliatosi sin dall'inizio, una delle clausole pretese da Burton per accettare l'ingaggio) alla smorfia dello stesso bassista quando durante un'intervista si parla dei Metallica come provenienti da Los Angeles, come a voler dire "Ehi, io vengo da San Francisco, non da quella gabbia di matti".
Un video che segna la fine di un'epoca, quella dei prodotti senza compromessi.
Dopo bisognerà fare i conti con le esigenze discografiche.
Cosa sarebbe stato dei Metallica se Cliff non fosse morto? Domanda che assilla i fan e gli storici da anni (almeno sin da quando la band abbracciò il mercato) ed alla quale è impossibile dare una risposta certa, solo congetture ed ipotesi.
Le uniche cose sulle quali si potrebbe essere sicuri è che certe uscite impopolari non si sarebbero verificate (il caso Napster per dirne una), Lars non avrebbe avuto il tracollo tecnico che oggi è sotto gli occhi di tutti, Kirk avrebbe evitato l'eyeliner e James non avrebbe forse avuto i problemi con l'alcool che tutti conosciamo.
Un po' poche come certezze, ma forse è meglio lasciare ai fans la possibilità di sognare.
Cliff era il cervello del gruppo, avrebbe potuto portare la band in qualsiasi direzione ed influenzare qualsiasi decisione.
E' difficile affermare che sia stato il più grande bassista metal della storia ma fu uno dei più grandi, sicuramente uno dei musicisti più amati della storia, come testimoniano i numerosi interventi nelle notizie che lo riguardano a venticinque anni dalla morte.


GLI ALTRI DISCHI SENZA CLIFF BURTON
Dopo la morte di Burton, i Metallica pubblicarono l'album ...And Justice for All (1988).
Il disco fu interamente dedicato al defunto bassista, in particolare, la traccia To Live Is To Die fu intitolata dai musicisti a Burton, essendo l'ultima a cui dette il suo contributo compositivo; infatti, oltre alla parte musicale, Cliff scrisse anche le poche parole che compongono il testo, ultime frasi scritte dal bassista prima del tragico incidente.
"When a man lies, he murders some part of the world" (Quando un uomo mente, uccide una qualche parte del mondo) è una citazione tratta dal film Excalibur, mentre "These are the pale deaths which men miscall their lives" (Queste sono le pallide morti che gli uomini chiamano impropriamente loro vite) è stata presa dal libro La Conquista dello Scettro.
Secondo i Metallica l'ingresso del nuovo bassista Jason Newstead non modificò il mixaggio del disco.
La band per la prima volta nella sua storia realizza un video (One) che avrà molto successo.
Il disco è forse il canto del cigno dei Metallica, visto che negli anni seguenti il Thrash Metal verrà piano piano abbandonato.
E' un disco complesso, lungo, un po' difficile da capire.
Diverso dai primi 3.
Nel 1991 i Metallica pubblicarono il quinto album in studio, l'omonimo Metallica, prodotto dall'affermato produttore Bob Rock, noto anche per aver lavorato con i Mötley Crüe, i Bon Jovi e Cher.
Il disco esordì al primo posto della classifica Billboard 200 e fu soprannominato dai fan Black Album a causa della copertina quasi completamente nera.
Il disco fu anche il maggiore successo commerciale del gruppo che, grazie ai famosi singoli Enter Sandman e Nothing Else Matters, raggiunse 38 milioni di copie vendute e vinse un Grammy Award come "Best Metal Performance" nel 1992.
Vengono estratti anche altri singoli: The Unforgiven e Sad But True.
Il Thrash rivive forse solo in Through The Never(con un riff mezzo scopiazzato a Trial By Fire dei Testament).
Al contrario del disco precedente, il Black Album presenta giri di basso piuttosto rafforzati e perciò Jason Newsted fu visto di buon occhio dalla critica per aver dato un maggiore contributo alle sonorità dell'album.
Metallica ricevette però anche alcune critiche, specialmente dai fan di vecchia data, che non accettarono l'abbandono seppur parziale delle sonorità Thrash a favore di altre più semplici e orecchiabili.



IL DECLINO E IL CAMBIO DI LOOK
Nel 1996 fu pubblicato l'album Load, trainato dai singoli Until It Sleeps e da Hero Of The Day.
In quel periodo avvenne il tanto discusso cambiamento di look dei Metallica, che abbandonarono il look metal degli esordi per quello più "pulito" con capelli corti e abbigliamento da strada, accompagnato da alcuni tatuaggi.
Questo mutamento fu avvertito anche a livello musicale: infatti, per la prima volta, la band propose sonorità più simili all'Hard Rock con tante ballad e pezzi commerciali.
In origine Load fu pensato come un doppio album, ma sia il produttore Bob Rock che i Metallica scartarono l'idea, preferendo rielaborare le tracce non inserite in Load per pubblicarle l'anno successivo in ReLoad, disco nel quale è presente l'ormai famosa Fuel.
Molti di questi brani ebbero un notevole successo radiofonico (Mama Said, King Nothing, The Memory Remains, The Unforgiven II e Fuel).
Nel 1998 il quartetto registrò il doppio album di cover Garage Inc.
E' più o meno in questo periodo che la band fa causa al noto software Napster scoprendo che molte delle sue canzoni erano finite nei circuiti peer to peer per essere scaricate gratuitamente.
St.Anger uscito nel 2003 presenta sonorità più dure e più grezze rispetto agli album precedenti Load e ReLoad, caratteristica questa che fu in parte apprezzata dai critici musicali. 
Tuttavia i fan ne biasimarono la qualità della produzione, specie per quanto riguardava le parti vocali di Hetfield, l'arrangiamento mixeristico della batteria di Ulrich, i testi spesso di tema scontato e l'assenza di assoli di chitarra, fatto fino ad allora del tutto inusuale per il gruppo.
Con la pubblicazione di Death Magnetic nel 2008 i Metallica ritornarono più o meno allo stile Thrash che caratterizzò i primi album, ciò in parte lo si deve anche al nuovo produttore dei Metallica, Rick Rubin, che sostituì Bob Rock.
Rubin decise di rendere le cose più complesse, a cominciare dai riff delle chitarre e dai testi delle canzoni. 
Inoltre, il suo lavoro ha motivato la band a tirare fuori il meglio per lunghi periodi, a differenza di quanto si faceva da qualche anno.
Infine nel 2011 viene pubblicato Lulu in collaborazione con Lou Reed, disco sperimentale e che non c'azzecca molto con la carriera della band.