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venerdì 22 agosto 2014

La Storia Degli Alice In Chains e La Morte Di Layne Staley

Dopo aver avuto un’infanzia difficile(con il padre che si drogava ed ubriacava),  la vita pone molto presto il giovane Layne Staley su precipizi fatali la cui némesi  è inevitabile e finale già scritto.
Staley nacque il 22 Agosto 1967 a Washington.
Compiuti i vent’anni prende coscienza di sé, di quel che è e di chi vuole diventare.
Capisce che la musica è l’unica cosa che lo tiene in vita, perseguitato com’è dall’ombra che proietta su di sé un padre come detto tossicodipendente e assente sia mentalmente sia fisicamente.
Staley abbandona la famiglia che Layne ha da poco compiuto sei anni.
Lui è un ragazzino sveglio, comprende tutto.
Per molto tempo la sua figura lo perseguita, all’età di 16 anni decide persino di mettersi alla sua ricerca senza ottenere risultati.
Tutto ciò lo frustra e il giovane Layne comincia a manifestare i primi segni di un malessere interiore che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni.
Da ragazzo è  inquieto e con una personalità chiusa e tormentata.
Riesce a trovare conforto però nell’eroina.
All’inizio è solo un piccolo sollievo per una vita che si preannuncia da loser.
Aspetto, quest’ultimo, che contribuirà a rendere Layne Staley una delle icone leggendarie della musica Grunge.
Una mela marcia, Layne, ma di qualità eccelsa, che ha la fortuna di scacciare via la rabbia e la frustrazione attraverso la musica.


GLI ALICE IN CHAINS
Una sera, mentre si trova in una sala prove di Seattle, il Music Bank, conosce Jerry Cantrell, un chitarrista cresciuto con la musica country che da qualche anno ha virato verso l’hard rock.
Con il bassista Mike Starr e il batterista Sean Kinney ha messo su una band, i Diamond Lie.
Quel giorno Layne e Jerry chiacchierano lungo, si confidano, diventano presto grandi amici.
Poco dopo decidono addirittura di prendere insieme una stanza in affitto e la gran parte del loro tempo libero lo trascorrono insieme provando e suonando canzoni che senza saperlo faranno parte del repertorio dei futuri Alice in Chains.
Infatti dopo aver sciolto le rispettive band, nel 1987 Jerry e Layne fondano gli Alice in Chains cui si uniscono gli ex Diamond Lie, Mike e Sean.
L’intesa tra i quattro è perfetta, Layne possiede una voce roca e potente, quasi abissale. Jerry invece è uno dei migliori chitarristi su piazza.
Gli ingredienti per sfondare ci sono tutti.


I DISCHI
Infatti nel 1989 firmano un contratto con la Columbia Records con cui realizzeranno tutti e  tre i loro album.
Facelift pubblicato un anno prima di Nevermind dei Nirvana, può essere considerato l'album che ha permesso alla scena di Seattle di uscire dall'underground.
Il video del brano Man in the Box venne trasmesso a rotazione da MTV e questo diede modo agli Alice in Chains di preparare il terreno alle altre band provenienti da Seattle, che successivamente, in particolare verso la fine del 1991, diedero grande visibilità al fenomeno grunge a livello mondiale.
L'album presenta già in buona parte quello che sarà in seguito il sound che contraddistinguerà la band, con influenze provenienti dall'Heavy Metal miscelate al suono sporco del fenomeno nascente del Grunge, il tutto completato dalla voce cupa e malinconica di Layne Staley.
We Die Young diventa un hit, mentre Man in the Box si guadagna una nomination ai Grammy Awards 1992.
Facelift diventa disco d'oro alla fine del 1990.
Dirt è considerato l'album forse più rilevante della discografia del gruppo.
L'album fu realizzato quando il cantante Layne Staley era totalmente dipendente dall'eroina.
Le atmosfere cupe, e i testi influenzati dall'esperienza della droga, aiutarono però l'album a diventare un successo.
I pezzi Sickman, Junkhead e Dirt sono basati sulle esperienze di Staley con l'eroina, mentre Rooster è basata sull'esperienza nella guerra del Vietnam del padre di Cantrell.
Rooster era il nomignolo con il quale questo veniva chiamato durante il conflitto.
Il pezzo Iron Gland ospita la voce di Tom Araya degli Slayer.
Esso, tuttavia, non è un vero e proprio brano, ma un insieme di rumori accompagnati dall'urlo di Araya.
Tutto ciò iniziò quando gli Alice in Chains conobbero gli Slayer durante il "Clash Of The Titans" tour nel 1990.
I due gruppi divennero amici e, in seguito, Jerry Cantrell chiese ad Araya di fare un urlo tipico degli Slayer da inserire nell'album in questione e lui accettò con piacere.
La frase pronunciata è "I'm Iron Gland!".
Dall'album vennero estratti 5 singoli: Would?, Them Bones, Angry Chair, Rooster e Down In A Hole.
L'omonimo è noto anche come Tripod (in italiano "tripode") a causa della sua copertina, raffigurante il cane di Jerry Cantrell, Sunshine, con una zampa in meno.
È l'ultimo album in studio registrato con Layne Staley alla voce.
Il CD era inizialmente disponibile in due versioni: una con la custodia viola trasparente con una "spina" traslucida giallo-verde e l'altra con lo schema dei colori invertito.
Sebbene non ebbe lo stesso successo di Dirt, l'album ottenne tre dischi di platino negli Stati Uniti, nonostante non fu supportato da un tour.
Alice in Chains è considerato dai fan l'album più triste per il suo ritmo Heavy rallentato e i testi morbidi nelle canzoni come in Grind, Head Creeps e Frogs.
L'Unplugged invece fu registrato il 10 aprile 1996 al Majestic Theatre della Brooklyn Academy Of Music come parte della serie di concerti MTV Unplugged, contiene versioni acustiche delle canzoni della band.
Lo show fu trasmesso per la prima volta su MTV il 28 maggio e fu il primo concerto degli Alice in Chains dopo oltre due anni e mezzo dal precedente, nonché una delle ultime apparizioni della band dal vivo con il cantante Layne Staley.
La band esegue la maggior parte dei propri successi (tra cui Would?, Down in a Hole e Rooster), esclude però dalla scaletta tutti i brani del primo album Facelift.
Il concerto termina con l'unico inedito, Killer Is Me.
Staley, in piena lotta contro la propria dipendenza da eroina, appare dimagrito, visibilmente affaticato e, malgrado l'ottima prova vocale, fuori allenamento: confonde infatti le parole dei brani in diversi momenti. Durante l'esecuzione di Sludge Factory, inverte i versi e interrompe immediatamente la canzone con un sonoro "F**k!".
Jerry Cantrell e lo stesso Layne sdrammatizzano, scherzando con un paio di battute e ricevendo gli applausi di un pubblico divertito dal piccolo incidente, prima di rieseguire da capo il brano.
L'errore e la successiva gag con Cantrell non sono inclusi nel cd, appaiono tuttavia nella versione video. Anche sul finale di Down in a Hole, Staley sembra confondersi al momento di ripetere il ritornello, lasciando cantare solo Jerry.
Ciò nonostante, l'intera performance è destinata ad entrare nella storia e ad essere considerata tra le migliori della serie di MTV Unplugged, al pari di quelle di Pearl Jam, Kiss e Nirvana.



L'INCONTRO CON IL PADRE, I PROBLEMI CON L'EROINA E LA MORTE DI STALEY
Gli Alice in Chains conoscono improvvisamente il successo, alcol a fiumi, droga e denaro a volontà.
Tutto va a gonfie vele fino a quando un giorno il padre di Layne, Philip, vede una foto di suo figlio su una rivista.
Da quel momento fa di tutto per riprendere i contatti con lui.
Gli dice che si è disintossicato e che da sei anni conduce una vita tranquilla.
Che insomma finalmente è apposto.
“Perché diavolo non sei tornato prima?” gli chiede Layne che all’inizio cerca di esser comprensivo.
Il rapporto però cambia quando suo padre riprende a fare uso di droghe.
E peggiora quando inizia ad accompagnarlo, dopo averlo indotto, sul sentiero oscuro dell’autodistruzione. Iniziano a farsi insieme, è per Layne la calata negli abissi.
Scrive il requiem per il suo sogno.
Quello di viversi finalmente la vita.
Phil gli chiede spesso soldi, poi prende anche l’abitudine di andare a trovarlo tutti i giorni.
E ovviamente non per affetto.
Per Layne è una situazione insopportabile e deprimente.
Del suo malumore comincia a risentirne anche la band.
In quei giorni l’uso di eroina diviene sempre più elevato e frequente e Layne, provato fisicamente e psicologicamente fatica a reggere i ritmi della band non riuscendo neppure a esibirsi dal vivo.
Per i due album Dirt del 1992 e Alice in Chains del 1995 non organizzano neanche una tournée.
Il cantante entra ed esce dalle cliniche per disintossicarsi ma mai completamente pulito.
Butta soldi, cerca con tutte le sue forze di uscire dal vortice in cui è risucchiato ma non ci riesce.
E il destino si sa, gioca brutti scherzi.
Mentre il padre a un certo punto riesce a risalire dal fondo, Layne dopo aver combattuto invano piano piano si spegne.
Il 29 ottobre 1996, morì quello che per Layne fu l'unico vero grande amore della sua vita: Demri Lara Parrot, uccisa da un'endocardite batterica.
Layne non resse più.
Smise definitivamente di farsi vedere in pubblico, distrutto dal dolore dei tragici eventi che lo avevano accompagnato per tutta la vita, dalla delusione e dalla rabbia verso un mondo ipocrita come quello della musica, Layne si rinchiuse nel suo appartamento a Seattle, ormai logorato psicologicamente e fisicamente dall'eroina.
Piano piano la depressione e la droga lo stavano consumando.
Nel 1998 Staley collaborò con altri artisti al progetto Class Of '99, ma le sue condizioni fisiche e psicologiche erano ormai al limite del collasso tanto che nel video di Another Brick In The Wall Part 2 (cover dei Pink Floyd) Layne non appare nemmeno, se non in vecchie registrazioni del Live At The Moore dei Mad Season, di tre anni prima.
Gli Alice In Chains non si sciolsero nel mentre ma era evidente che Staley non avrebbe più suonato con loro.
Dopo aver rilasciato un'ultima intervista nel febbraio 2002, fu trovato morto nel suo appartamento il 19 aprile 2002, a due settimane di distanza dalla morte, ucciso da una micidiale mistura di droga, la speedball.
Dopo la sua scomparsa, la madre fondò la "Layne Staley Fund", una comunità no-profit che si occupa della prevenzione e del recupero dei tossicodipendenti.
Otto anni dopo la morte di un’altra icona del Grunge, Kurt Cobain. Layne Staley, che con la sua musica sperava anche di poter aiutare gli altri, durante la sua ultima intervista diffida i giovani dal tenere un comportamento simile al suo: “La droga che uso è come l’insulina di cui un diabetico ha bisogno per sopravvivere. Non uso le droghe per ‘sballarmi’ come pensa molta gent e lo so di aver fatto un grave errore quando ho cominciato a usare questa merda.
È un dolore insopportabile. È il peggior dolore del mondo. La droga distrugge tutto il corpo”.


IL RITORNO NEL 2005 SENZA STALEY
Nel febbraio 2005 Jerry Cantrell, Mike Inez e Sean Kinney hanno organizzato un inaspettato concerto con lo scopo di raccogliere fondi per le vittime dello Tsunami che ha colpito il sud-est asiatico il 26 dicembre 2004.
Per l'occasione si alternarono alla voce i cantanti dei Tool, dei Puddle Of Mudd e dei Damageplan.
Il mixaggio del nuovo album venne terminato nell'aprile del 2009 per essere pubblicato il 29 settembre dello stesso anno sotto il titolo di Black Gives Way To Blue con la Virgin/EMI.
Nel 2011 Mike Starr(ex bassista della band) viene arrestato in quanto trovato in possesso di sostanze stupefacenti, circa 1 mese dopo(Marzo 2011) viene trovato morto nella sua casa a Salt Lake City.
Anche per lui la droga la causa della sua morte.
L'8 gennaio 2013 uscì il nuovo singolo Hollow, il primo dell'album The Devil Put Dinosaurs Here uscito il 28 maggio 2013.
L'album contiene 12 tracce e viene pubblicato nella versione cd con case rosso.
La copertina del book interno contiene l'immagine di due crani di triceratopo speculari.
Posizionando il book all'interno del case rosso se ne percepisce uno soltanto, se osservato privo di case i due crani speculari (e monocromatici uno verde e uno rosso) disegnano la sagoma di una terza figura.
I dischi senza Staley contengono sempre il mood depressivo degli anni 90 con il nuovo vocalist DuVall che cerca d'imitare la cadenza di voce di Staley.


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